Ucraina, un anno dopo Maidan. Verso un nuovo ordine internazionale?

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Ucraina, un anno dopo Maidan. Verso un nuovo ordine internazionaleUn anno dopo le proteste di Maidan e l’annessione della Crimea, la crisi politica in Ucraina non accenna a stemperarsi. Gli eventi dell’ultimo anno hanno segnato profondamente le relazioni tra Mosca, Washington e Bruxelles, mutando concretamente la struttura delle relazioni internazionali. L’origine dell’attuale crisi non risiede, però, solo nella questione ucraina, bensì nell’ordine costituito dopo il crollo del muro di Berlino e la disgregazione dell’URSS che, in condominio con gli Stati Uniti, aveva formato il sistema bipolare dopo la seconda guerra mondiale. Se la fine della Guerra Fredda e del sistema stabilito a Yalta fu simbolicamente sancita dallo storico incontro tra George H. W. Bush e Mikhail Gorbachev durante il summit di Malta nel dicembre del 1989, le basi poste per le nuove relazioni tra le potenze sul continente europeo si sono dimostrate piuttosto fragili.

Come si cercherà di approfondire di seguito, uno dei principali fattori alla base della più grande crisi internazionale degli ultimi decenni è stata proprio l’indeterminatezza del ruolo sul palcoscenico della politica europea di quella che è simbolicamente e politicamente l’erede dell’Unione Sovietica, la Russia. Il difficile consolidamento delle nuove strutture statali, la crisi economica e il susseguente sviluppo di una politica più assertiva da parte di Mosca, sono allo stesso tempo cause e conseguenze dell’assenza di una visione politico-culturale condivisa del continente europeo e delle regole che dovrebbero regolare i rapporti tra i suoi principali attori. Proprio la mancata integrazione della Russia e la sempre più difficile coabitazione tra Mosca e Bruxelles hanno contribuito a trasformare le prospettive integrative delle ex-Repubbliche sovietiche in una scelta esclusiva tra Est e Ovest, limitando di fatto la loro sovranità a riguardo di numerose scelte di politica estera. L’approccio recentemente proposto da Samuel Charap e Mikhail Troitskiy che permette di rielaborare in chiave teorica il famoso concetto del “dilemma della sicurezza” di Robert Jervis, ci aiuta in buona misura a far luce sulle complesse dinamiche e conseguenze che hanno caratterizzato il “percorso europeo” di Kiev abortito dall’ex Presidente Viktor Yanukovich.

Il fallimento dell’ultimo ventennio nel gettare nuove basi per le relazioni tra Russia e NATO e limare i punti di frizione tra i loro interessi in materia di sicurezza sul continente europeo, rappresenta un altro fattore meritevole di analisi. Con l’allargamento dell’Alleanza Atlantica in prossimità dei confini della Federazione Russa e lo sviluppo di processi integrativi alternativi guidati da Mosca, il futuro internazionale di Paesi come Ucraina e Georgia ha assunto crescente importanza per il Cremlino. Le ultime tre fasi di allargamento NATO (1999, 2004, 2009) e la crescente opposizione di Mosca, dettata da quella che di seguito viene definita come la fase “neo-revisionista” della politica estera putiniana, hanno contribuito a creare il particolare paradosso legato all’organizzazione guidata da Washington. I recenti sviluppi internazionali hanno evidenziato, in effetti, come la prospettiva di adesione all’Alleanza Atlantica invece di garantire una crescita nella sicurezza delle ex-Repubbliche sovietiche e di conseguenza di tutto il continente europeo, si siano rivelate una delle fonti d’instabilità.

In un quadro generalmente complesso e ulteriormente destabilizzato dalle dinamiche interne dei principali attori, la crisi ucraina ha così lentamente superato la soglia di una crisi politica locale, trasformandosi in un conflitto dal carattere internazionale con profonde conseguenze sul futuro dell’Europa, sui rapporti di forza tra le potenze, sulla loro postura strategico-militare ed sui rapporti economici per i futuri decenni. In assenza di un approccio sistemico, anche gli accordi di Minsk, analizzati nell’ultima parte del lavoro, saranno destinati a rimanere una soluzione temporanea o, nella peggiore delle ipotesi, ad istituzionalizzare una nuova linea di demarcazione tra Est e Ovest.

Scarica gratuitamente il Research Paper N°33/maggio 2015: ”Ucraina, un anno dopo Maidan. Verso un nuovo ordine internazionale?

(Oleksiy Bondarenko, Bloglobal.net)

Foto: Mappa del mondo giapponese del 1900

1 comment to Ucraina, un anno dopo Maidan. Verso un nuovo ordine internazionale?

  • Angelo

    Continuate ad esaminare sempre gli aspetti attuali della crisi Ucraina,ma sempre meno i motivi reali della stessa. Con gli accordi di Yalta si erano ben definitele sfere di influenza Est Ovest,mentre invece la Nato continua a volersi espandere verso Est,e poi si meraviglia se la Russia non accetta supinamente.
    Inoltre, parliamoci chiaro, gli AMMEREGHANI vogliono comandare in tutto il mondo,con le conseguenze che abbiamo già ampiamente visto ( Irak,Afganistan,Egitto,Libia etc etc ) anche a danno dell’Europa,che avrebbe tutto da guadagnare con stretti rapporti con la Federazione Russa,ma specialmente questo non piace agli USA che ci vuole sempre e solo sottomessi a loro

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