L’Angolo di Michaela – Ai “volti degli uomini e delle donne che hanno fame”

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Cari lettori,

Con l’occasione dell’apertura dell’EXPO a Milano vi propongo una poesia di Jacques Prévert, per ricordare “i volti degli uomini e delle donne che hanno fame”. Dalla raccolta “Poesie d’amore e libertà”, uscito da Gallimard subito dopo la guerra, nel 1946, che comprende alcuni dei suoi migliori e più celebri componimenti.

 

 

Jacques Prévert

 

Una lauta colazione

(traduzione dal francese di R.Cortiana)

 

È terribile

il rumore dell’uovo sodo che si rompe su un banco di zinco

è terribile quel rumore

quando si agita nella memoria dell’uomo che ha fame

è terribile anche la faccia di quell’uomo

la faccia dell’uomo che ha fame

quando si guarda alle sei del mattino

nella vetrina del grande magazzino

una faccia color della polvere

non è però la sua faccia che lui guarda

nella vetrina di Potin

se ne frega della sua faccia l’uomo

non ci pensa

fantastica

immagina un’altra testa

una testa di vitello per esempio

con una salsina all’aceto

o una testa qualunque da mangiare

e piano piano muove la mascella

piano piano

e digrigna i denti piano piano

perché la gente gli ride in faccia

e non può far nulla contro questa gente

e conta sulle dita uno due tre

uno due tre

sono tre giorni che non mangia

e ha un dirsi da tre giorni

Non può continuare così

e invece sì

tre giorni

tre notti

senza mangiare

e dietro quella vetrina

quei pâtés quelle bottiglie quelle conserve

pesci morti protetti dalle scatole

scatole protette dalle vetrine

vetrine protette dai poliziotti

poliziotti protetti dalla paura

quante stupide barricate per sei stupide sardine…

 

Un po’ più in là un bar

caffè macchiato e cornetti caldi

barcolla

e dentro la sua testa

una nebbia di parole

una nebbia di parole

sardine da mangiare

uovo sodo caffè macchiato

caffè corretto rum

caffè macchiato

caffè macchiato

caffè macchiato sangue!…

Un uomo molto stimato nel quartiere

è stato sgozzato in pieno giorno

l’assassino il vagabondo gli ha rubato

due franchi

ossia un caffè macchiato

zero franchi settanta

due tartine al burro

e venticinque centesimi per la mancia al cameriere.

 

È terribile

il rumore dell’uovo sodo rotto su un banco di zinco

è terribile quel rumore

quando si agita nella memoria dell’uomo che ha fame.

 

(Michaela Sebokova Vannini – vedi il suo sito Cucinare Scrivendo)

 

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