I creditori passano il piano di ristrutturazione Vahostav. Avranno il 18,75%

vahostav-sk

L’assemblea dei creditori della società di costruzioni Vahostav-SK ha approvato giovedì 30 aprile il piano di ristrutturazione dell’azienda con gli aggiustamenti degli ultimi giorni frutto dell’intervento del governo. Ora la palla passa al tribunale che dovrà decidere entro 15 giorni se dare il via libera al piano.

L’assemblea, alla quale si sono presentati appena 100 dei 700 che vantano crediti nei confronti della società, ha concordato che ai creditori chirografari, in gran parte lavoratori autonomi, ditte individuali e PMI, andrà il 18,75% delle loro spettanze.

Rimane confermato il pagamento del 100% ai creditori privilegiati, mentre le banche, sebbene siano in questa categoria, hanno accettato di accontentarsi dell’85% dei loro crediti, dedicando il resto ad aumentare la quota prevista di ripartizione a favore dei piccoli creditori. Questo 15% vale 3,9 milioni di euro, che porta la somma totale da dividere tra le piccole imprese subappaltatrici a 19,6 milioni di euro, contro gli oltre 100 milioni indicati nel bilancio di Vahostav-SK. I pagamenti sono previsti essere effettuati in cinque anni da quando i conti dell’azienda ritornano in nero. La quota di crediti non pagati, tuttavia, rimarrà indicata in bilancio e non verrà cancellata con la ristrutturazione, in base a un emendamento approvato dal Parlamento la scorsa settimana. L’intento del governo, che ha proposto la modifica legislativa, era quella di permettere l’eventuale saldo integrale dei debiti, cosa che Fico crede possibile.

Nonostante la decisione dell’assemblea, il direttore generale dell’impresa Marian Moravcik ha detto in una conferenza stampa dopo l’assemblea che ritiene che Vahostav pagherà tutti i suoi debiti entro dieci anni. E la liquidazione non avverrà «a carico dello Stato, ma dal denaro generato dalla società stessa».

Con l’esecutivo del premier Fico la società aveva concordato di offrire il 49% delle azioni che Vahostav detiene ai piccoli creditori e c’è inoltre l’offerta del governo di acquistare i loro crediti subito per il 50% del loro valore, utilizzando a tale scopo i fondi provenienti dalla tassa speciale sulle banche.

Se l’assemblea dei creditori avesse votato contro il piano di ristrutturazione, al tribunale non restava altro che dichiarare la bancarotta dell’impresa, con le ovvie conseguenze per i 1.500 dipendenti e i creditori che sarebbero in massima parte rimasti a bocca asciutta.

Moravcik ha anche detto ieri in televisione che Juraj Siroky, maggiore azionista di Vahostav-SK, farà a breve una dichiarazione pubblica sul finanziamento della società, un passo che entrambi giudicano necessario per riprendere correttamente le attività dell’azienda. Siroky potrebbe contestare quanto apparso sui media ultimamente, ovvero che le aziende che hanno fornito fondi a Vahostav sono presumibilmente legate a lui stesso.

Secondo l’ong Aliancia Fair Play (AFP), Moravcik avrebbe in passato rappresento legalmente una società di comodo chiamata Lomark, che è tra i creditori della Vahostav. La posizione di Moravcik sarebbe grave perché lui avrebbe allo stesso tempo agito sia come creditore che come debitore. Inoltre, la Lomark è stata selezionata tra i cinque rappresentanti del comitato ristretto dei creditori del processo di ristrutturazione di Vahostav-SK, che hanno dato il via alla ristrutturazione. AFP sarebbe in possesso di un documento del 2010 secondo il quale Moravcik aveva carta bianca da Lomark per agire nel suo interesse con una procura che gli garantiva poteri illimitati per la gestione aziendale e dei beni mobili e immobili, e senza scadenza temporale, sebbene non figurasse come reale rappresentante legale. Una questione che l’analista politico Juraj Hrabko ha commentato all’agenzia Tasr come curiosa: una semplice Ong è riuscita ad ottenere queste informazioni, perché lo Stato, con tutte le sue organizzazioni, non ci è riuscita?

Ma il quotidiano Sme ha scritto il 30 aprile che Vahostav avrebbe modo di saldare i suoi debiti anche senza l’aiuto del governo. Dovrebbe infatti ricevere 20-30 milioni di euro dalla Società Nazionale Autostrade (NDS) per le commissioni attualmente in corso in sei diversi cantieri autostradali, e altri soldi arriveranno da altri committenti per i lavori, ad esempio, al Castello di Bratislava o per il parco scientifico dell’Università Comenius. La ragione, spiega Sme, è che gli appaltatori di Stato si trattengono normalmente quale garanzia, fino alla dichiarazione di fine lavori, una somma pari al 5-10% della commessa. Queste somme dovrebbero bastare, ragiona il giornale, a pagare nel giro di pochi anni i 51,4 milioni di debiti verso i piccoli creditori.

Il primo maggio il parlamentare indipendente Alojz Hlina ha tenuto una conferenza improvvisata davanti alla villa di Siroky a Povaszka Bystrica, il “quartiere per ricchi” di Bratislava comunemente soprannominato “Beverly Hills”, annunciando una protesta pubblica per oggi 4 maggio, e ancora l’11 maggio davanti alla villa, per il modo in cui il governo ha deciso di agire nel caso Vahostav. Nel giorno del Lavoro, Hlina ha ricordato che Siroky è tra quelli che hanno dato lavoro. Alla gente e alle imprese, ma poi non lo ha pagato, e ora lo Stato accorre in suo aiuto con i soldi dei contribuenti. Hlina chiede che non siano i cittadini a pagare, ma l’imprenditore stesso

Un altro deputato indipendente, Radoslav Prochazka (fondatore del nuovo partito Rete/Siet) ha commentato la situazione dicendo che nel frattempo il “tunneling” dell’azienda, cioè la depauperazione dei suoi conti sta continuando indisturbato attraverso l’utilizzo di società di comodo. E con l’aiuto di funzionari pubblici. Prochazka ha annunciato che presenterà una proposta per un «divieto assoluto di qualsiasi contatto tra le imprese di comodo e le commesse pubbliche, in qualsiasi forma e in ogni occasione».

(La Redazione)

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