Europa: al nord le città più care, all’est le meno

I ricchi a nord, i poveri a sud. Niente di nuovo se Londra è la città più cara d’Europa, come sostiene uno studio della Camera di Commercio di Milano, seguita a ruota da Oslo, Copenaghen, Helsinki, Parigi. Per spendere un po‘ meno ci si deve spostare più a sud: Francoforte è sesta, poi vengono Dublino, Stoccolma, Vienna e Zurigo. A metà strada si trovano Ginevra, Madrid, Berlino, e una sorprendente (non per chi ci abita) Bratislava, mentre le italiane Roma (21a) e Milano (24a) si piazzano nella fascia bassa della classifica. Alla coda della lista l’Europa centro-orientale, troviamo Sofia come città più economica (32a), e salendo vediamo Budapest, Bucarest e Varsavia (29a). Un poco più cara e subito sotto Milano è Praga (25a).

Il dato espresso dalla classifica si riferisce a una media calcolata sul costo di generi alimentari, bevande alcoliche, articoli per la casa, per la cura personale, tabacco, servizi, divertimento, trasporti e affitti. A favore delle metropoli italiane giocano i generi alimentari (Milano e Roma sono rispettivamente 24a e 22a) e gli alcolici (Milano 32a, Roma 30a).  La città in cui bere costa di più invece è Oslo, seguita da Dublino, Helsinki, Londra e.. Bratislava.

In un confronto all’interno del gruppo omogeneo di Paesi del V4 (Gruppo di Visegrad, composto da Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria), Bratislava risulta dall‘indagine la città più cara, che si trova nella parte alta della classifica per alcolici (5a), affitti (8a) e spese per la cura personale (13a). Recupera però sugli altri fronti, con articoli per la casa e trasporti tra i più economici. Praga è più economica della sorella slovacca soprattutto per affitti (24a), utilities (32a, la meno cara), e tabacco (29a). Mentre è più cara per alimentari (19a), articoli per la casa (21a), cura personale (5a) ed alcolici (8a).

Sofia, Budapest e Bucarest sono le più economiche in quasi tutte le categorie. Risaltano soltanto Budapest per  utilities e trasporti a metà classifica (14a e 16a), e Bucarest per affitti e tabacco (18a in entrambi i settori).
La classifica è però contestata dal Codacons, che la dichiara sbagliata poichè quello che conta non è la percentuale relativa di aumento, base dell’indagine in esame, ma i prezzi assoluti dai quali si parte. Sono questi che determinano il vero costo della vita e che rendono Milano la città più cara d’Europa, come svariate ricerche hanno sempre dimostrato. È per questo, si legge in un comunicato, che il Codacons chiede all’Istat di fornire non solo l’indice dell’inflazione, ma una misura del costo effettivo della vita, ossia del paniere di consumo che effettivamente i cittadini pagano quando vanno a fare la spesa.

Inoltre, aggiunge il Codacons, «alla Camera di Commercio dimenticano due cose. La prima è che una percentuale inferiore di aumento, applicata ad un prezzo di partenza più alto, può rendere la vita relativamente più cara rispetto a dove si sono registrati incrementi percentuali superiori. La seconda, è che se a Milano nel corso del 2009 i prezzi sono aumentati poco, non è perchè si vive meglio, ma solo perchè in Italia abbiamo pagato la crisi più che nel resto d’Europa e si è registrato un crollo dei consumi delle famiglie. Nulla, quindi, di così positivo ed esaltante. Ci stupisce, anzi, che a Milano i prezzi siano saliti del 3,1% nonostante il crollo della domanda, in barba alle leggi di mercato».

(Fonti Camera di Commercio di Milano, Codacons)

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