Irruzione della polizia nella sede di Vahostav. Mentre il Premier accorda una soluzione ai creditori

vahostav

La polizia slovacca, o meglio, una squadra di agenti dell’Agenzia nazionale anticrimine (NAKA) ha effettuato ieri mattina un raid presso la sede della società di costruzioni Vahostav-SK a Zilina e Bratislava. La polizia ha iniziato a raccogliere documenti scritti relativi alla gestione dell’azienda, che attualmente ha in corso una procedura di ristrutturazione del debito molto contestata.

Secondo un portavoce dell’azienda, gli agenti hanno preso documenti contabili, economici e contrattuali degli anni passati. L’azienda ha informato che sta collaborando con le autorità fornendo tutte le informazioni necessarie. Al momento non risulta che nessuno dei rappresentanti legali del gruppo edile siano stati convocati per essere ascoltati nella indagine penale lanciata giorni fa dall’Ufficio del Procuratore generale. Nell’operazione di ieri sono stati impiegati 45 agenti di polizia ed esperti della Naka

Più tardi nella giornata il capo della polizia Tibor Gaspar ha informato che sarà interrogato anche Juraj Siroky, considerato il padrone di Vahostav, e che nelle ultime settimane si è tenuto molto defilato, nonostante i media lo tirino in ballo ogni giorno. Ma lo saranno anche tutti i membri del consiglio di amministrazione della società. Scopo della razzia di documenti è scoprire se ci siano stati illeciti penali nelle attività commerciali di Vahostav.

Nel frattempo ieri Sme pubblicava in prima pagina congetture di collegamenti della responsabile della ristrutturazione Petra Gabrisova con la società di costruzioni Doprastav e la banca CSOB, due dei maggiori creditori proprio di Vahostav-SK. Notizie che sollevano dubbi sull’intera procedura di ristrutturazione, secondo alcuni membri dell’opposizione. E secondo i politici di Libertà e Solidarietà (SaS) l’operazione della polizia è arrivata troppo tardi, e sicuramente se c’era qualcosa da nascondere, gli uomini di Vahostav ne hanno avuto tutto il tempo.

Della questione Vahostav si è occupato anche il Primo ministro, che ha detto ieri che la società rinuncerà al 49% delle sue azioni disponibili a favore dei creditori chirografari – soprattutto le piccole aziende e i lavoratori autonomi. Questa ripartizione verrà fatta secondo il criterio del credito vantato. Fico ha parlato in una conferenza stampa dopo aver avuto un colloquio con il management di Vahostav-SK e i rappresentanti dei creditori. Anche le banche creditrici, ha informato Fico, cederanno una parte dei loro crediti garantiti ai piccoli creditori, e saranno pagate soltanto all’85%, anziché al 100% come assicura loro la legge. In questo modo i creditori chirografari si vedranno riconoscere una somma maggiore rispetto al 15% dei crediti vantati, come proposto nel piano di ristrutturazione della società che dovrebbe essere approvato a fine mese.

C’è anche l’offerta da parte del governo di versare subito ai piccoli creditori il 50% dei loro reclami tramite la Banca slovacca di sviluppo e garanzia, un organismo a controllo statale. Ipotesi queste viste in maniera estremamente positive dai rappresentanti dei creditori, che dicono essere la migliore soluzione attualmente disponibile. Le tre banche creditrici, dal canto loro, hanno deciso di fare la concessione nella speranza di rimettere in piedi presto Vahostav e salvare migliaia di posti di lavoro, oltre che «un gran numero di autonomi, che sono anche nostri clienti», come ha detto il direttore generale della banca CSOB. Si tratterebbe, per le banche, di un taglio ai loro crediti di 3,5 milioni di euro, che andranno ai creditori chirografari.

Ma la proposta del governo di acquisire il debito della società nei confronti dei piccoli creditori non garantiti non piace a diversi membri di opposizione. Daniel Lipsic (NOVA), ad esempio, ha detto che presenterà insieme a diversi colleghi una mozione per far sì che i debiti di Vahostav-SK siano coperti dai suoi proprietari piuttosto che dai contribuenti, e che il debito sia coperto al 100% anziché solo per la metà. Viene contestato anche il modo di agire del governo, che decide da solo e manda un provvedimento al Parlamento soltanto per l’approvazione, come si trattasse di un semplice “timbro e firma”, trasformando l’aula parlamentare in uno studio notarile che non ha òa possibilità di avere voce in capitolo.

(La Redazione)

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