Buon compleanno, Ragioniere! 40 anni di Fantozzi, l’archetipo del perdente famoso nel mondo

Ben 4 decenni fa Fantozzi fece il suo debutto sul grande schermo. Un personaggio il suo, come una volta disse sarcasticamente Villaggio, che nonostante molti associno all’amico o il collega “sfigato”, al contrario, racconta un pezzetto di ciascuno di noi.

fantozzi

Il personaggio Ugo Fantozzi compie 40 anni. Il 27 Marzo del 1975, infatti, “il ragioniere” più famoso d’Italia fece il suo ingresso nelle sale cinematografiche in tutta la sua comica dirompenza, divenendo immediatamente, in maniera meno banale di quanti molti vogliono far credere, un fenomeno nazional-popolare

Fantozzi, attraverso scorci esilaranti di vita quotidiana, da quel momento ha cambiato in maniera radicale l’ottica attraverso cui osservare i problemi e le complessità della sua epoca. Attraverso una serie di frasi cult, il’impiegato più vessato della Penisola si fece largo nel gergo quotidiano, dando addirittura vita al simbolico aggettivo “fantozziano“.

Il personaggio creato da Paolo Villaggio ha portato con invidiabile intelligenza e una non comune capacità d’analisi  alla ribalta controsensi e meschinità sempre attuali attraverso situazioni paradossali, ma verosimili.  Il ragioniere Ugo Fantozzi risulta essere quindi lo specchio del tipico elemento piccolo-borghese (frutto del miracolo economico italiano), il cui atteggiamento è un misto di soggezione verso chi detiene potere e aggressività nei confronti di chi invece ritiene inferiore (la moglie Pina).

Nonostante l’approdo sul grande schermo solo a metà anni ‘70, in realtà il debutto del personaggio più buffo della commedia italiana avvenne 7 anni prima, nel 1968. Palcoscenico quello della trasmissione Rai “Quelli della domenica”, programma che segnerà anche l’esordio televisivo di Paolo Villaggio. Da subito si evidenziano i connotati di una comicità costruita sulle disavventure del povero impiegato, raccontate attraverso l’utilizzo di una nuovo linguaggio e sfruttando la forza di una surreale iperbole.

Personaggio televisivo dapprima, protagonista delle opere letterarie di Villaggio – realizzate per l’Europeo e poi raccolte in un primo libro nel 1971, e poi eroe filmico dello Stivale. Per un successo sempre presente, come dimostrano, ad esempio, il più di milione di copie vendute dal libro “Fantozzi“, con la traduzione dello stesso in molte lingue, compreso il russo, tanto da valere al comico genovese il “premio Gogol”, in qualità di miglior opera comica in cirillico.

Poi, a metà anni ‘70, appunto lo scontato approdo al grande  schermo, per una saga cinematografica che conterà di ben 10 capitoli, nonostante dopo i primi 3-4 autentici campioni d’incasso, i successivi episodi non brilleranno di particolare originalità, appoggiandosi fondamentalmente sull’effetto tormentone.

Fantozzi, ispirato dalla  precedente esperienza da impiegato del suo autore, diede vita a tutta una serie di personaggi di contorno da cui gli interpreti fecero estrema fatica a discostarsi. Anna Mazzamauro, ad esempio, ha ammesso più volte di essersi sentita imprigionata nel ruolo della signora Silvani.

Ruoli stritolanti, ma, sulla scorta del successo di Fantozzi, divenuti popolari quanto il protagonista: difficile trovare qualcuno che non identifichi la signora Pina nella moglie di Fantozzi, non conosca Mariangela, la “non bellissima” figlia del Ragioniere o ancora non si sia divertito assistendo alle strampalate iniziative messe in piedi da Filini, l’organizzatore del gruppo.

Paolo Villaggio, interprete e creatore del personaggio, durante un’intervista ha ammesso di provare un sentimento ambivalente a proposito di tale anniversario. Questo evento ha fatto affiorare in lui il piacere di essere ricordato, ma nello stesso tempo una sensazione di incalzante impotenza di fronte al tempo trascorso ed a quello che verrà.

(Fonte Befan.it)

Approfondimenti:

su La Stampa, Fulvia Caprara parla di “archetipo del perdente” e intervista Villaggio che dice: «Fantozzi è un “subitore” perfetto, ha liberato tutti dalla spiacevole sensazione di sentirsi unici nel proprio essere sfigati. Era come una seduta terapeutica, gli spettatori seguivano le sue avventure e pensavano “forse è vero, siamo tutti così”».

su Il Fatto, Davide Turrini riprende l’esperto di storia del cinema Piero Brunetta: «Villaggio/Fantozzi ereditò da Chaplin il messaggio di ribellione, come la crudeltà e il sadomasochismo delle sue prime comiche». E Anna Mazzamauro: «La Silvani mi ha reso schiava di quel ruolo», e «Dopo Fantozzi mi offrivano per il cinema solo parti da moglie racchia da mettere in contrasto con l’amante bella. E io a tutti ho sempre risposto: “ma lo faccia fare a sua sorella”».

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