Italia, il turismo mordi e fuggi travolge i fragili siti Unesco

L’accusa nel reportage di un giornalista inglese: «Li soffoca, opprime, distrugge, paralizza»

Venezia (foto Alastair Rae @ flickr)

In Italia, che da sola vanta 50 siti patrimonio dell’umanità riconosciuti dall’Unesco, la situazione sta diventando insostenibile. Se Venezia è calpestata da centinaia di migliaia di crocieristi, lo stesso accade a Roma, a Firenze e a Ravenna. Si potrebbe ribattere che queste città sono vittime del loro stesso successo, ma non può essere considerato assolutamente un successo qualcosa che porta solo distruzione, l’intasamento di splendide strade e piazze SENZA nessuna entrata compensativa.

Si tratta per di più di turisti mordi-e-fuggi, siano essi passeggeri delle navi da crociera o semplici turisti giornalieri, che affollano strutture destinate ai turisti disposti a soggiornare più a lungo nella destinazione, godersela e spendere. Chi vorrà impegnarsi in un lungo soggiorno in un luogo bello e con una straordinaria qualità di vita, se l’esperienza è svilita da orde di turisti di massa che vi arrivano lì solo per un “selfie”?

Le principali destinazioni italiane hanno provato a reagire ma con scarso successo. A Venezia il divieto di attracco delle navi da crociera sul Canal Grande è stato annullato (TAR annulla divieto di transito 10 gennaio 2015) e la tassa di soggiorno richiesta agli alberghi per pernottamento non ha avuto nessun effetto sui turisti che arrivano per la giornata o anche solo per qualche ora.

Con 80.000 turisti al giorno (di cui 20.000 scesi dalle navi da crociera) i 40.000 veri veneziani che abitano nel centro sono in netta minoranza. E per cosa? Per qualche souvenir prodotto in serie e spuntini a basso costo consumati per strada? Praticamente non entra nient’altro nell’economia locale mentre il costo per la cura degli inestimabili tesori di Venezia cresce per il logorio delle orde di turisti.

Una recente visita a Firenze ha rivelato come la storia si ripeta nella splendida città dei Medici: il magnifico Duomo era circondato da almeno un migliaio di turisti mordi-e-fuggi.

E nella maestosa Roma, nella bizantina Ravenna la storia è ancora la stessa: stupefacenti luoghi patrimonio dell’umanità sotto l’assedio di turisti che spendono assai poco oltre la quota dei biglietti d’ingresso per gruppi.

Si potrebbe obiettare che è importante che i turisti possano vedere queste grandi opere d’arte e scoprire la meraviglia del nostro patrimonio culturale arrivando così vicino ai nostri sublimi monumenti. Ma questa non è mai stata l’inclinazione dell’esperienza del turismo di massa: la formula è invece di mettere nel pacchetto viaggio il maggior numero di siti importanti per portarsi via il massimo di fotografie da vedere in seguito.

Sicuramente un esempio di attività intensiva!

Dal punto di vista del tour operator vi è una certa logica commerciale: dopo tutto i siti patrimonio dell’umanità sono di grande richiamo per il turismo con abbondanza di immagini e materiale promozionale gratuito. Questo è ancor più vero per le escursioni dove ai passeggeri delle crociere viene venduta l’idea di poter spuntare ancora un’altra esperienza dal loro elenco delle destinazioni: si tratta di argomenti commerciali assai forti!

Di recente l’Unesco ha firmato un accordo di turismo sostenibile con l’Organizzazione Mondiale del Turismo dell’Onu (Unwto). È tempo che l’Unesco inizi a prendersi la responsabilità che i siti mondiali portino beneficio alle destinazioni che li ospitano. Dopo tutto il turismo sostenibile apporta potenziali benefici ed anche sfide di carattere economico, culturale, sociale ed ambientale.

(Valere Tjolle, editorialista di “Travelmole”, via GreenReport.it)

Titolo originale del pezzo: “Italian short-stay tourism crippling fragile heritage sites”. Traduzione a cura di Sandra Sazzini, da Europaviva 21

foto Alastair Rae CC @ flickr

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