Declino dell’Europa. Il futuro copierà la caduta dell’Impero Romano

 Europa-mappa-650dC_(Ramsey Muir's Historical Atlas-1911 Public domain CC0)

Verso la metà del V° secolo dopo Cristo, era chiaro a tutti che l’Impero di Roma era in crisi profonda e anche pensatori cristiani come Agostino di Ippona ormai ne presagivano con timore la prossima fine. Le cause della caduta del sistema economico – giuridico – sociale che ha plasmato la civiltà occidentale hanno sempre affascinato gli storici e recentemente alcuni accademici americani ne hanno elencate più di cento. L’inglese Gibbon attribuisce il motivo principale della sua fine al Cristianesimo. Contestato da molti, oggi le sua analisi vengono rivalutate.

L’impero di Roma era figlio di una concezione pagana della storia e la sua visione del mondo era tipica di una cultura plasmata dal paganesimo. Ogni civiltà è figlia di una visione del mondo, cioè di una religione. Venendo a mancare quella, la civiltà crolla.

La restaurazione pagana dell’Imperatore Flavio Giuliano detto l’apostata fu l’estremo tentativo di ritornare alla visione pagana del mondo per salvare l’Impero. Nel 2014, uno storico francese, de Jaeghere, ha pubblicato un libro di seicento pagine, intitolato: ‘Gli ultimi giorni: la fine dell’impero romano d’Occidente’. De Jaeghere sostiene che la situazione nell’ultimo secolo del dominio di Roma, era molto simile a quella che stiamo vivendo oggi.

De Jaeghere rigetta la spiegazione di Gibbon e sostiene che furono proprio cristiani come Ambrogio ed Agostino, generali come Ezio e Stilicone, nonché soldati semplici di religione cristiana a tentare con sforzi sovrumani di mantenere a galla l’impero e la sua cultura. Lo scrittore fa risalire le cause del crollo ad un banale processo chiamato denatalità. Meno uomini, significa meno soldati, meno introiti nelle casse pubbliche e quindi uno stato che si trasforma necessariamente in un tiranno fiscale.

Aumentano le tasse e diminuisce il gettito fiscale in quanto i produttori vanno in rovina e non sono più in grado di pagare. Roma del V° secolo ha ventimila abitanti; il crollo rispetto ai tempi di Traiano è del 98%. Una vera catastrofe. La gente non mette più al mondo figli: dilagano l’infanticidio e l’aborto. Sempre più uomini dichiarano di non volersi sposare in quanto preferiscono le relazioni omosessuali.

Come non vedere in tutto ciò una similitudine con la situazione dell’Europa attuale? Ma lo storico francese dimostra che le invasioni barbariche non furono l’elemento principale della conquista dei territori imperiali.
La maggiore infiltrazione di barbari si ebbe a causa dell’Immigrazione dai territori germanici del Limes renano. In sostanza, ad un certo punto lo stato romano si trasforma in un tiranno il cui compito è quello di depredare i cittadini per mantenere un esercito ormai completamente barbarizzato e una politica assistenziale verso i nuovi entrati che altrimenti, se non alimentati, possono causare disordini.

Prosegui la lettura dell’articolo di Riccardo Liberati su Italiani.net.

Foto: Carta d’Europa, anno 650 dC – by Ramsey Muir – Muir’s Historical Atlas ( London, 1911) Public domain CC0

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