Ucraina: il piano FMI e la mediazione UE per risollevare l’economia

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Marzo e aprile sono mesi decisivi per dare una svolta alla fragile economia ucraina, indebolita da un anno di guerra che ha portato, nel 2014, ad una caduta del PIL del 15%. Mentre i fragili accordi di Minsk vacillano di fronte alla possibilità di un nuovo attacco dei ribelli nell’est del Paese, il Fondo Monetario Internazionale ha deciso un nuovo prestito da 17.5 miliardi di dollari, condizionato al rispetto della tregua. L’UE si prepara invece a riproporre il proprio ruolo di mediatrice per un secondo round negoziale sulla fornitura di gas, avvicinandosi ormai il 1° aprile, data di scadenza dell’accordo raggiunto ad ottobre 2014.

Ucraina: un’economia di guerra

La guerra in Crimea e nel Donbass, nonché il peggioramento dei rapporti con la Russia, hanno inflitto un duro colpo all’economia del Paese. L’ultimo anno è stato infatti segnato dalla continua inflazione – trainata dai crescenti prezzi del gas importato dalla Russia – accompagnata da un deprezzamento di più del 50% della hryvnia rispetto al dollaro, che ha a sua volta peggiorato il livello di indebitamento pubblico e privato. Per il solo 2015 prevedrebbe la restituzione di 8.5 miliardi di dollari ai creditori. A questi si aggiungono ingenti arretrati da pagare a Gazprom per le forniture pregresse di gas russo, che si aggirano attorno a 2.4 miliardi di dollari. Per fare fronte a questi debiti e garantire le forniture energetiche future, il Fondo Monetario Internazionale ha concesso a maggio un prestito da 17 miliardi, tentando così di allontanare lo spettro del default e di fermare la fuga degli investitori esteri.

Il secondo prestito dall’FMI

Il proseguimento dei combattimenti e del declino finanziario ucraino ha tuttavia spinto l’FMI ad annunciare, ad inizio marzo 2015, un nuovo piano di aiuti, che consterà di 17.5 miliardi da distribuire su quattro anni, nel tentativo di sbloccare l’accesso al credito del Paese, stabilizzare la hryvnia e forse – a detta del primo ministro Ucraino Yatseniuk – tornare a far crescere l’economia nel 2016. Il prestito sarebbe parte di un più largo piano d’aiuti, potenzialmente costituito da contributi dell’UE, degli Stati Uniti e da una rinegoziazione con i creditori. Gran parte del denaro concesso dal Fondo Monetario sarà messo a disposizione entro il prossimo anno, nel tentativo di stabilizzare immediatamente l’economia. Come velatamente indicato dal Direttore dell’FMI, Cristine Lagarde, la buona riuscita del piano sarebbe però condizionata alla stabilità nell’est del Paese, ed al rispetto della tregua stabilita a Minsk.

I futuri accordi energetici ed il ruolo dell’UE

In questo contesto, l’UE ha tentato di andare oltre alla sola assistenza finanziaria, ponendosi come mediatrice negli scambi energetici tra Russia e Ucraina, anche al fine di difendere le forniture di gas che giungono in Europa attraverso l’Ucraina. Lo scorso ottobre, la Commissione Europea ha infatti firmato un accordo con i Ministri dell’Energia dei due Paesi per bloccare il prezzo d’importazione del gas russo in Ucraina a 329 dollari per mille metri cubi fino a marzo 2015, in cambio del progressivo pagamento dei debiti energetici contratti da Kiev.

Lo scadere dell’accordo farebbe risalire i prezzi e potrebbe riabilitare la clausola ‘take-or-pay’ che costringerebbe Kiev a pagare una penale se non acquista una determinata quantità di gas, mettendo a rischio la ripresa economica dell’Ucraina, che invece ha bisogno di aumentare le riserve energetiche entro ottobre per far fronte al prossimo inverno. Il Vice-Presidente della Commissione Europea, Maros Šefčovič, ha per questo incontrato lo scorso 20 marzo il Ministro russo Alexander Novaked ed il suo collega ucraino Volodymyr Demchyshyn, nel tentativo di trovare una soluzione che duri fino all’autunno 2016 ed alla decisione arbitrale sulla disputa tra Gazprom e la compagnia nazionale Ucraina Naftogaz.

Secondo le previsioni, la recessione in corso in Ucraina continuerà nel 2015, probabilmente con un calo meno tragico rispetto a quello dell’anno passato. Nondimeno, mentre il Paese continua a seguire le ricette di disciplina fiscale dell’FMI, risulta difficile fare pronostici di lungo termine su una ripresa che, come indicato dalla stessa Lagarde, dipende soprattutto dell’esito del conflitto in corso.

(Riccardo Trobbiani, via RivistaEuropae.eu)

Foto: un mercato a Kiev, LukeBlacks CC-BY-NC-ND 2.0

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