Mosca, da Gorbachev a Putin: 30 anni di mutamenti

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Perestrojka” e “glasnost”, ristrutturazione e trasparenza: mai due parole russe avevano inciso così profondamente sull’immaginario collettivo. Trenta anni fa, l’11 marzo 1985, Mikhail Gorbachev diveniva il nuovo Segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. In pochi mesi avrebbe introdotto, in politica interna, un’inedita riforma dell’economia e dell’apparato sociale dell’URSS, innanzitutto con la privatizzazione di molti settori economici statali e attraverso forme di implementazione della libertà di informazione. Ma non solo. Anche la politica estera sarebbe passata attraverso i due nuovi paletti riorganizzativi: una riduzione del controllo militare e politico sui Paesi dell’Est europeo e l’avvio di un negoziato per il disarmo con gli Stati Uniti sarebbero state le principali azioni adottate. Per dirla con un linguaggio entrato oggi in voga, la salita al potere di Gorbachev “rottamava” l’Unione Sovietica descritta nei libri di scuola, quella dei kolchoz e del sistema economico centralizzato, e conferiva alcune libertà civili e politiche sino ad allora negate. Il ricambio nei vertici di partito, l’adozione di nuovi sistemi di rappresentanza ed elettorali, il moderato liberismo economico, il riconoscimento delle opposizioni interne si accompagnava alla diffusione delle notizie politiche, economiche, culturali tramite i mezzi d’informazione, e alla garanzia ai cittadini della libertà d’espressione, di critica e di denuncia.

Fu però impossibile per Gorbachev controllare i processi da lui stesso avviati e individuare i limiti che il sistema poneva alla sua azione riformatrice. Come noto, il sistema politico ed economico crollò nel giro di pochi anni, rivelando tutta la sua fragilità. La guerra fredda giunse, tanto improvvisamente quanto inaspettatamente, alla sua conclusione: con lo smantellamento della “Cortina di ferro” che divideva Est e Ovest, la disintegrazione dell’Urss fu consumata in meno di 2 anni con le dichiarazioni di indipendenza delle ex Repubbliche sovietiche e infine, il 26 dicembre 1991, l’avvicendamento sul Cremlino del tricolore russo alla bandiera sovietica.

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Foto Pavel Kazachkov CC-BY

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