Piano Juncker: Soluzione o ulteriore problema?

Il “piano Juncker” è un piano di investimenti da 315 miliardi di euro che dovrebbe rilanciare l’economia europea e la crescita, tramite un aumento della spesa. Uno stimolo alla domanda sarebbe necessario, ma i limiti e i problemi del piano Juncker sono tali da mettere in dubbio i risultati che si potranno effettivamente ottenere

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A novembre è stato annunciato come “il più grande piano di investimenti che l’UE abbia mai creato”. 315 miliardi per rilanciare l’economia nel vecchio continente. Il totale dovrebbe essere raggiunto grazie a fondi messi dalla Commissione (per 16 miliardi, di cui 6 provenienti da altri progetti europei, 2 di rimanenze di bilancio e 8 non ancora specificati) e dalla BEI (5 miliardi), per un totale di 21 miliardi. Gli Stati sono poi stati “invitati” a integrare il fondo iniziale di 21 miliardi. Tali contributi verrebbero esclusi dal computo delle spese pubbliche ai fini del raggiungimento degli obiettivi del Patto di Stabilità e Crescita. Il 10 marzo l’Italia ha deciso di partecipare tramite la Cassa Depositi e Prestiti con 8 miliardi di euro, come fatto da Francia e Germania, mentre la Spagna ha promesso un contributo minore. Il European Fund for Strategic Investment” (EFSI), sotto l’ombrello della BEI, dovrebbe poi emettere dei titoli per arrivare a un totale di 63 miliardi. La Commissione ipotizza che partendo da questi 63 miliardi, i privati ne metteranno altri 252, portando così il totale a 315 miliardi.

Un primo problma è che se anche si dovesse arrivare a questo totale, parliamo di un piano che rappresenta circa lo 0,8% del PIL europeo. Una somma che appare del tutto insufficiente rispetto alle necessità europee e considerando gli impatti della crisi. In aggiunta, per molti Paesi tali impatti hanno assunto carattere strutturale – per l’Italia parliamo di un crollo del 25% della capacità produttiva – e molto difficilmente si può pensare oggi di recuperare il terreno perduto.

A maggior ragione l’impegno effettivo delle istituzioni appare quindi una briciola rispetto alle reali necessità europee. Guardando ad altre esperienze del passato, tipicamente un investimento pubblico-privato ha raggiunto moltiplicatori molto più bassi di 5:1, o addirittura di 15:1. Il piano da 315 miliardi, comunque ampiamente insufficiente, appare al momento poco più di un annuncio.

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Foto EPPOfficial CC-BY 

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