Lingua madre addio, ora si parla l’itanglese

itanglese

“La App per il video-editing sullo smart phone? Cu­te cut”. Ai lettori che hanno decodificato questa frase comparsa su un noto periodico va tutta la nostra ammirazione. E anche a chi cerca lavoro, barcamenandosi tra career counseling e account junior. A tutti gli altri non resta che rassegnarsi dichiarandosi out of date, oppure rimettersi in pista provando ad essere più trendy. Sfogliando, sfogliando – tra blogger, fashioniste, magic wire, shabby chic, hipsters, cover story… – ecco arrivare la malattia: lentamente, ma inesorabilmente, il morbus anglicus erode noi e la nostra bella lingua italiana.

La diagnosi era già nota, ora però qualcuno suggerisce di curare il morbo sostituendo con i corrispettivi italiani tutte le centinaia di parole inglesi di uso comune. Na­ionalismi nostalgici da ventennio? Pare di no: i proponenti assicurano che non trattasi di memoria… littoria, né di purismo fine a se stesso o di autarchia linguistica. Piuttosto sono convinti che non serva puntare sull’esterofilia per alzare il tono del discorso e che oc­orra preservare l’i­aliano da invasioni inutili, anche imparando a discernere i prestiti legittimi – l’uso di parole straniere altrimenti intraducibili o inesistenti – da quelli illegittimi, come l’esibizione gratuita di forestierismi per esprimere ciò che po­remmo dire benissimo nella nostra lingua. Se il red carpet è un comune tappeto rosso e il box office un semplice botteghino, chissà perché in inglese dovrebbero suonare meglio. L’italiano è una lingua ricca e completa, eppure siamo sempre più in balìa dell’itanglese, che il dizionario definisce come “ricorso frequente e arbitrario a termini e locuzioni inglesi”.

Negli ultimi anni l’importazione di vocaboli anglosassoni si è moltiplicata, +440% nel 2013. Sul tema esistono diverse scuole di pensiero, dalla libertaria alla fondamentalista. I più oltranzisti sono i “Cruscanti”, un gruppo che propone di tradurre in italiano tutti, ma proprio tutti, i termini stranieri entrati nel linguaggio di tutti i giorni. Più saggia e moderata l’opinione di Francesco Sabatini, linguista e filologo, abruzzese, arrivato al vertice dell’Accademia della Crusca (quella vera), di cui oggi è presidente onorario. Sabatini si è dichiarato aperto al mix linguistico e ha posto l’accento sulle esagerazioni: «I simpaticissimi ‘Cru­scanti’ (uno è professore di lingue, l’altro è un matematico e fonetista) meritano stima e apprezzamento perché si dedicano a osservare i fenomeni linguistici. Mi sembra, tuttavia, che siano eccessivamente rigidi nei confronti dei termini stranieri. In linea generale, penso che gli anglicismi non mettano a rischio l’italiano: l’interscambio con altre lingue è un arricchimento, purché non si accetti in modo supino tutto ciò che viene imposto.

Il problema della presenza massiva dei vocaboli stranieri c’è, ma non dobbiamo essere né troppo chiusi né troppo larghi. L’omogeneità della lingua è importante per la funzionalità della comunicazione, non è una questione di bandiere. Avere un sistema linguistico che conosciamo (perché lo possediamo internamente, non per studio), serve a garantirne il buon funzionamento. Ma anche cercare di comunicare con tutta la società è importante e rappresenta un fattore di dinamismo. La puntigliosa sostituzione di ogni parola estera rischia di porre la nostra cultura in isolamento rispetto alle altre. Diversi vocaboli e nozioni – prosegue Sabatini – costituiscono una rete mondiale di intesa: poter avere uno stesso termine per indicare le cose a cavallo delle culture è una ne­essità. Talvolta possiamo anche mediare adattando i forestierismi con risultati brillanti, come nel caso della parola ‘chiocciola’, corrispettivo italiano di ‘at’. Ma lasciamo vivere ‘computer’, tra l’altro vocabolo di origine la­ina; e diciamo pure ‘media’ invece di ‘mezzi di informazione’, perché la velocità della comunicazione moderna richiede parole brevi, l’italiano non ne ha molte. Purchè ci si ricordi che è un latinismo, e come tale si pronuncia media, non midia”.

Grazie di cuore prof, proveremo a orientarci nella jungle (giungla) combattendo la challenge (sfida) con una performance (prestazione) che metta in agreement (accordo) tutti, una joint venture (alleanza) a difesa del look (immagine) della nostra lingua. Io speriamo che me la cavo…

Fonte Pescarapescara.it

Immagine: BS/wordle

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google