America: anche Dio messo all’angolo da Internet

Una ricerca, comparando più dati, conclude che negli Usa la crescita dei cosiddetti “noners” (chi non si identifica con le religioni ufficiali) coincide con la diffusione della rete avvenuta tra il 1990 e il 2010

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Fra le certezze inalienabili degli americani c’è quella di sapere sempre come si concluderà ogni discorso del presidente così come quelli di qualsiasi altro rappresentante politico a stelle e strisce: “che dio vi benedica e che dio benedica gli Stati Uniti d’America”. Il richiamo a Dio nella società americana è una costante fissa: sui dollari si legge “in God we trust”, i presidenti, sebbene non sia obbligatorio, giurano spesso sulla Bibbia (Barack Obama ha scelto quelle appartenute ad Abramo Lincoln e a Martin Luther King) e pronunciano le parole, a conclusione del giuramento, “perciò che Dio mi aiuti”.

Accanto ad un, costantemente ribadito, principio di laicità che si traduce nella sacrosanta assenza di simboli religiosi nelle scuole o in altri luoghi pubblici, il paese, tuttavia, non “nasconde” assolutamente il peso che hanno i diversi credo nella quotidianità di ciascuno. A New York, per esempio, tanto per parlare partendo dall’esperienza personale, le mie orecchie hanno (finalmente) perso “confidenza” con il suono ricorrente delle campane, ma gli occhi hanno imparato a riconoscere molti più luoghi di culto: dalla chiesa cattolica a quella episcopale, a quella cristiana, alla sinagoga, alla moschea e molto altro.

Gli Stati Uniti d’America, insomma, sono profondamente uniti da una diffusa religiosità, sebbene divisi in mille rivoli di preghiere diverse. O, perlomeno, era cosi fino a qualche tempo fa. Dal 1980 in poi, come sottolinea un pezzo di Salon, sono cresciuti, infatti, in maniera graduale, quelli che vengono definiti i “noners”, vale a dire coloro che, rispondendo ad indagini o ricerche di mercato, mettono una croce alla casella “nessuna di queste” (“none“), riferendosi all’elenco delle religioni. I “noners”, tuttavia, non sono necessariamente atei: spesso hanno una forte spiritualità ma non si riconoscono in una religione specifica.

Leggi l’articolo originale su Wired.it.

Foto Gordon Joly CC-BY-SA 2.0

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