ISIS: guerra alla storia. Cancellata la civiltà assira a Mosul e Nimrud

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È di giovedì 26 febbraio la notizia della distruzione di reperti archeologici a Mosul, città irachena tra le più importanti tra quelle sotto il controllo del califfato. Di pochi giorni fa quella della distruzione della antica capitale assira di Nimrud. “Dopo la violenza atroce sulle persone ora la follia cieca e distruttrice dell’Isis si accanisce sulle statue assire a Mosul, patrimonio di tutta l’umanità”. Questo il tweet del Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini.

Le riprese video mostrano uomini che scaraventano dai piedistalli le statue di epoca assira e le colpiscono a martellate per poi passare all’utilizzo di martelli pneumatici, così da non poter rendere possibile alcuni tipo di ristrutturazione. Si tratta di “idoli venerati da popoli che vissero qui prima di Allah”, spiega un uomo, e per questo vanno distrutti. Un gesto netto, volto a distruggere quel patrimonio per sempre. Come già accaduto per episodi precedenti il video della durata di cinque minuti è stato trasmesso tramite un account Twitter del califfato. I social media sono uno degli strumenti tramite cui l’ISIS sta facendo fortuna, porta avanti la sua propaganda, la sua battaglia per il terrore.

Stephane Dujarric, portavoce del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, ha dichiarato che il califfato ha così dato vita ad un atto criminale, derubando una società del proprio futuro e cancellandone il passato, annullandone carattere, cultura ed educazione. Non è chiaro a quando risalga precisamente il filmato della distruzione delle statue. Il museo di Mosul è uno dei più importanti del Medio Oriente dopo quello di Baghdad ed è costituito da quattro sezioni rispettivamente dedicate all’arte islamica, preistorica, assira e partica. Pochi giorni prima era stata distrutta la Biblioteca Pubblica di Mosul che custodiva libri rari e manoscritti preziosi, bruciati perché incitavano ”all’infedeltà e invocavano la disobbedienza a Dio”.

Sia la biblioteca che il museo di Mosul erano già stati saccheggiati e danneggiati durante la guerra in Iraq quando il personale del museo aveva provveduto a trasportare 1500 reperti a Baghdad. In questo caos, dove è la stessa civiltà ad essere messa in discussione, si è diffusa una notizia che ha fatto tirare un sospiro di sollievo e ha dato un briciolo di speranza: alcune delle opere distrutte sarebbero calchi in gesso degli originali, precedentemente spostati e ora custoditi a Baghdad o all’estero.

L’episodio, che pure ha fatto clamore nel mondo, ed unito alle violenze sugli esseri umani, fa parte di una lotta fatta di distruzione, massacri e barbarie che contraddistingue il califfato. L’UNESCO ha condannato la distruzione dei reperti e ha invocato una riunione del Consiglio di Sicurezza per la protezione delle tradizioni culturali dell’Iraq, elemento essenziale per la sicurezza del Paese. “È un problema di sicurezza, dal momento che alimenta violenza settaria, estremismo e conflitti” ha dichiarato Irina Bokova, direttrice dell’Unesco.

Intanto le autorità governative irachene provano a reagire. In risposta alla devastazione dei jihadisti il governo iracheno ha riaperto il museo nazionale di Baghdad dopo dodici anni di chiusura. Aveva cessato la sua attività nel 2003 dopo un saccheggio e un danneggiamento di 170 mila pezzi. Ed è di pochi giorni fa la notizia dell’avvio di un’operazione su larga scala – che impegna 30mila uomini – che punta a liberare Tikrit e Mosul dal califfato. Una delle più ampie messe finora in atto da Baghdad.

Non c’è però spazio per facili entusiasmi. Il Generale Vincent Stewart, direttore dell’Intelligence militare USA, ha dichiarato pochi giorni fa che saranno necessari da sei a nove mesi prima che le forze irachene siano in grado di lanciare una decisiva controffensiva contro l’ISIS. È prima necessario un ulteriore addestramento per poter fronteggiare i jihadisti in uno scenario urbano come quello di Mosul. Non si intravede quindi ancora la possibilità di una Mosul libera dal califfato, non prima dell’autunno. Pessimismo o realismo?

(Federica D’Errico, via RivistaEuropae.eu)

Leggi anche: ISIS, le opere distrutte.

Foto Ken and Nyetta CC-BY 2.0

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