Il 40% del PIL slovacco prodotto da aziende straniere, il 98% nell’automotive

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Nella sua newsletter di fine febbraio UniCredit Bank ha analizzato l’importanza delle aziende straniere nelle economie dei paesi dell’Unione europea, mettendo sotto esame la quota di società controllate da capitale straniero, che varia in modo significativo nei diversi paesi. Se in paesi come Italia, Cipro o Francia tali società generano il 10-15% del valore aggiunto, valgono invece oltre la metà in alter realtà come Ungheria e Irlanda. In generale in tutta l’Europa centrale e orientale (salvo Slovenia e Croazia) si può notare una quota elevata di imprese straniere nelle economie nazionali, ma lo stesso vale per alcuni paesi dell’Europa occidentale come Irlanda o Lussemburgo, grazie ai loro sistemi fiscali favorevoli. In media, le imprese straniere nei paesi dell’UE rappresentano quasi un quarto del valore aggiunto.

Slovacchia e Repubblica Ceca sono tra le nazioni UE con una quota superiore alla media di PIL prodotto da aziende straniere: il 42% nella Repubblica Ceca e il 40% in Slovacchia, in gran parte dovuto a società provenienti da un altro paese UE, in particolare la Germania (14% in CZ e 8% in SK). In Slovacchia le società controllate da capitali extra-UE sono “solo” il 6% del valore aggiunto, e arrivano all’11% in Repubblica Ceca. Si tratta per lo più di aziende statunitensi (gli Usa sono il secondo investitore straniero dopo Berlino, con una quota del 5% in valore aggiunto).

Seguono, in Slovacchia, imprese di capitale olandese (spesso solo pro forma, con società che hanno la sola sede legale nei Paesi Bassi), austriaco, italiano e ceco. Nella Repubblica Ceca, la maggior quota di Pil dopo Germania e Usa è fatta da società con base in Regno Unito, Francia, Svizzera e Austria.

Di queste società straniere predominano in entrambi i paesi quelle a carattere industriale-manifatturiero, settore che in Slovacchia vale il 66% e in Cechia il 57% del prodotto nazionale. La Slovacchia in questo rispetto è seconda in UE soltanto all’Irlanda. Prevalgono invece le imprese nazionali nel settore dei servizi.

Entrambi i paesi vedono una nutrita pattuglia di aziende forestiere nell’industria automobilistica, che è il comparto più visibilmente “occupato” dagli stranieri. Addirittura, in Slovacchia la percentuale del PIL di settore prodotto da imprese con capitali esteri è del 98%, mentre è leggermente inferiore in Repubblica Ceca (92%).

I cinque settori che hanno le maggiori quote di PIL straniero in Slovacchia sono tutti nel manifatturiero: auto, chimica, elettronica di consumo, metalli di base, e gomma e plastica). Diversamente, in Repubblica Ceca, oltre ai settori manifatturieri (auto, farmaceutica, bevande ed elettronica di consumo), al secondo posto è il comparto delle telecomunicazioni, dove le imprese estere generano fino al 90% del valore aggiunto. Un’altra grande parte del prodotto interno fornito da aziende straniere in Slovacchia viene dai settori delle costruzioni, alberghi e ristoranti, e stampa. In Repubblica Ceca, dopo le costruzioni troviamo i mobili e il comparto energetico.

(Ľubomír Koršňák, UniCredit Bank Weekly Notes)

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