Stato Islamico: possiamo capire la sua psicologia?

libia-isis_(foto_Lenz-of-Truth@twitter.com)

Nell’ultimo anno il così detto Stato islamico (Is)  si è imposto all’attenzione dei mezzi di comunicazione. Pur trattandosi di un numero limitato di combattenti, stime apparse sui giornali parlano di cinquantamila, è riuscito ad imporsi sul piano mediatico inculcando terrore nei suoi avversari e attrazione da parte di giovani sostenitori. Recentemente la vicenda di tre giovani ragazze partite dall’Occidente per recarsi in questa zona di guerra ha destato scalpore. Soprattutto per noi, è difficile comprendere come una ragazza emancipata, secondo il modello occidentale, possa desiderare di recarsi in una zona ove c’è una guerra e le donne subiscono il potere maschile.

Il primo punto da analizzare è il rapporto fra individualismo e senso di appartenenza a una comunità. In Occidente si è dato, negli ultimi secoli, sempre più risalto all’individuo che risulta essere portatore di desideri propri e che si arroga il diritto di ricercare una sua personale felicità. L’uomo occidentale si sente solo marginalmente facente parte di una comunità religiosa, politica o territoriale e sempre più cittadino di un mondo globale in cui, da solo, deve cercare un suo spazio vitale. Il messaggio dell’ Is è, al contrario, un messaggio indistinto comunitario. È vero che c’è un califfo ma, come succede nelle realtà tribali, il capo è parte della massa che per altro appare indistinta e amalgamata. Avere i volti coperti da turbanti esprime plasticamente l’immagine del gruppo indistinto in cui tutti  si sentono facenti parte di un unicum omogeneo. È chiaro che, soprattutto in età adolescenziale, il messaggio dell’appartenenza ha un grande fascino. Anche in Occidente gli adolescenti cercano il senso di appartenenza;  a volte in modo fisiologico, vestendosi tutti alla stessa maniera o partecipando allo stesso concerto, e a volte in modo patologico frequentando gli hooligan o bande dedite alle droghe o ad ogni estremismo. La forza attrattiva dello Stato islamico è quella di fornire, in particolare all’adolescente, un punto di riferimento che offre sicurezza rispetto all’incertezza dell’individualismo e alle sfide che l’essere solo di fronte al mondo pone alla nostra vita.

Leggi l’articolo di Luciano Casolari, medico psicoanalista, su Il Fatto Quotidiano.

Foro Lenz Of Truth @twitter.com

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