ISIS: affiliazione e propaganda. Come si entra al servizio del Califfo

isis-terror-islam_(dayblakelydonaldson-CC-BY-15715981259)

Presi nel marasma dei titoli urlati che annunciano “L’ISIS è a sud di Roma”, rischiamo di dimenticare due punti fondamentali. Primo: cellule dello Stato Islamico sono già in Europa, a casa nostra, ben più vicino della Libia. Secondo: non tutto ciò che sventola bandiera nera è ISIS, almeno per come siamo abituati a considerarlo: un insieme indistinto e folle di jihadisti pronti a tutto. Se smettiamo per un attimo di considerare lo Stato Islamico come la barbarie assoluta, possiamo iniziare a capire meglio come è fatto e come si muove il Califfato, quali sono i suoi interessi e i punti deboli. E quindi anche qual è il pericolo reale che stiamo correndo e cosa possiamo fare.

Chi può allearsi con lo Stato Islamico?

Finora lo IS ha accettato l’alleanza (bay’ah) di tre tipologie diverse di affiliati. Primo e più evidente esempio, i tanti gruppi di combattenti jihadisti. Si tratta in genere di gruppi che agiscono localmente e che dimostrano una buona capacità militare. Rientrano in questo caso sia gruppi attivi sullo scenario mediorientale, sia quelli impegnati su altri fronti, come Ansar al-Khilafah nelle Filippine o Jund al-Khilafah in Algeria (responsabile dell’uccisione del francese Hervé Gourdel sui monti della Cabilia lo scorso settembre).

Secondo, singoli individui che possono agire in solitaria o in coordinazione con mini cellule. Anche in questo caso il perno dell’alleanza ruota attorno alla capacità di compiere attentati. Questo tipo di alleanza, però, è evidentemente diverso dal precedente e può avere semplicemente valore formale. Il caso di Amedy Coulibaly, l’attentatore del supermercato kosher di Parigi, è emblematico proprio per i dubbi che ha sollevato. In un video realizzato nell’imminenza dell’attacco si vede Coulibaly prestare il giuramento di alleanza. A posteriori, sul secondo numero di Dar al-Islam, rivista in francese dello IS, il suo gesto è stato celebrato come “un exemple à suivre”. Che ci sia o meno una reale affiliazione, il gesto ha almeno un valore propagandistico.

Terzo, intere comunità locali, spesso organizzate in realtà tribali. Qui il legame non è (almeno direttamente) militare, bensì mira a consolidare o creare consenso sociale per lo IS. Anche se meno presente sui media occidentali, l’alleanza con le popolazioni locali è di primaria importanza: infatti è proprio grazie al supporto delle tribù dell’Anbar iracheno che l’allora ISIS ha potuto sviluppare un controllo effettivo sul territorio. Strumento utilizzato anche altrove, ad esempio in Siria come mostra un video in cui si celebra la bay’ah con una comunità curda di 30 villaggi a nord di Aleppo.

Continua la lettura del pezzo di Lorenzo Marirone su EastJournal.net.

Foto Day Donaldson CC-BY

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google