Havel, l’eroe di cui l’Europa aveva bisogno

havel_(David Sedlecký CC-BY-SA @wiki)

Prendendo spunto dalla recente biografia di Havel, scritta da Michael Zantovsky, suo addetto stampa, consigliere e amico di lungo corso, Michale Ignatieff scrive su Atlantic un’accorata e lunga recensione della traduzione inglese del libro uscita a fine anno (Havel: A life, Michael Zantovsky, 2014). Un quarto di secolo dopo la Rivoluzione di Velluto, scrive, l’eredità di Václav Havel è allo sbando. Se la sua vita ha dato luce ai sogni di una generazione dissidente, la vendetta della storia ha chiesto loro il conto.

Ignatieff definisce Havel un eroe. Eroe di una stagione che ne ha visti anche altri, quando, alla fine degli anni Ottanta, ancora era possibile trovare leader che avevano il coraggio di fare e di cambiare la politica. Tempi complicati, dove il coraggio era necessario. Lo ha mostrato Gorbaciov quando ha rifiutato di usare la forza per tenere insieme il suo impero. O Mandela, la cui tenacia e magnanimità hanno guidato il Sudafrica dall’apartheid a una democrazia compiuta. In Polonia, l’elettricista e sindacalista Lech Walesa dai cantieri di Danzica ha portato il suo paese verso la libertà. E in Cecoslovacchia, un drammaturgo di nome Václav Havel ha sfidato la reclusione e l’intimidazione per diventare presidente di un paese libero.

Tutto il contrario di oggi, dove i leader sono soltanto l’ombra di se stessi.In Europa, ad esempio, Angela Merkel ispira rispetto per la sua competenza, ma non per il suo coraggio; Francois Hollande fatica a trasmettere autorità; e David Cameron sembra contento di essere una imitazione di un primo ministro. E se Obama a suo tempo ebbe coraggio in abbondanza quando lanciò la sfida apparentemente impossibile di un nero alla presidenza degli Stati Uniti, come dovremmo vederlo oggi, con la sua prudenza e circospezione? Dov’è finita la sua audacia?

Leggi qui l’articolo (in inglese): TheAtlantic.com.

Un’altra recensione, questa volta in italiano, è stata pubblicata a gennaio sul sito Tracce.it.

Di questo libro Madeleine Albright, praghese, ex Segretario di Stato degli Stati Uniti ai tempi di Bill Clinton ha detto: «Havel è stato uno dei più importanti statisti intellettuali-piantagrane del suo tempo – un anticonformista, determinato a vivere nella verità, che metteva continuamente in dubbio il sistema, i suoi connazionali, e se stesso. Nessuno è più adatto di Zantovsky a descrivere, interpretare e analizzare questo gigante morale».

(P.S.)

Foto David Sedlecký CC-BY-SA

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