Bruxelles lancia l’Unione energetica e svela la “quinta libertà”

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È stato adottato ieri 25 febbraio il più ambizioso piano di investimenti europeo per la creazione della tanto discussa Unione Energetica. A distanza di più di 60 anni dalla fondazione della CECA, la Comunità del Carbone e dell’Acciaio, la Commissione Europea ha lanciato una strategia quadro che ha l’obiettivo di rivoluzionare e riorganizzare le politiche energetiche europee in un’ottica unificatrice. A darne comunicazione il vicepresidente per l’energia Maros Sefcovic ed il Commissario per le Azioni Climatiche ed Energetiche Arias Cañete.

Un piano in quindici punti

“Un grande passo verso il completamento del mercato unico europeo”, ha commentato Sefcovic. Fino a dieci anni fa, le politiche energetiche europee non erano di certo in cima alla lista delle priorità della Commissione, ma i recenti sviluppi a livello globale, a partire dai pericoli per il nostro pianeta derivanti dal cambiamento climatico, fino ad arrivare alle tensioni con la Russia, la situazione in Ucraina, le rivendicazioni dello Stato Islamico e il crollo del prezzo del greggio, hanno fatto in modo che la questione fermentasse tra le istituzioni comunitarie.

Il piano energetico avrà l’obiettivo di capovolgere l’attuale situazione di dipendenza energetica in cui si trova l’Europa: infrastrutture energetiche obsolete, dipendenza dall’estero per oltre il 50% del fabbisogno comunitario, politiche comuni quasi inesistenti o non attuabili nella realtà e riserve energetiche in forte diminuzione.

La strategia è stata divisa in quindici punti d’azione che la Commissione Juncker intraprenderà per realizzare i nuovi obbiettivi. In particolare, l’Unione dell’Energia comporterà: l’equiparazione dei flussi di energia ad una quinta libertà nel mercato unico, con una totale riorganizzazione del mercato dell’elettricità; efficienza energetica da sviluppare attraverso la leadership tecnologia dell’UE, in vista di un’ Europa sostenibile; una totale trasparenza sugli accordi per l’acquisto di energia e combustibili fossili nonché una standardizzazione della normativa e maggior cooperazione per soddisfare il principio della solidarietà tra Stati.

Le repliche

Ambientalisti e politici hanno risposto positivamente al piano proposto dalla Commissione, ma rimane un certo scetticismo sulle modalità reali di attuazione dei Trattati da parte di singoli Stati. Sembra essere proprio la cooperazione tra gli Stati Membri il vero ostacolo da superare. È un dato di fatto una certa riluttanza da parte dei Paesi membri nel cedere il proprio potere decisionale su questioni energetiche. Si tratta di un mix di interessi pubblici nazionali, infrastrutture interconnesse a livello internazionale ed enormi investimenti del settore privato. “Faremo in modo di dare disposizioni molto chiare al fine di rendere la governante efficiente. Sarà priorità della Commissione attuare severi controlli attraverso il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica della programmazione annuale degli Stati membri per conseguire gli obiettivi” ha commentato Cañete.

Diversi sono stati i pareri legati a questa nuova strategia. Ed Davey, Commissario per il clima e l’energia inglese ha criticato il silenzio calato sulla questione del nucleare. Manfred Weber, il presidente del centro-destra al Parlamento Europeo ha accolto positivamente il piano energetico, così come Francoise Grossetete, del centro-sinistra francese. Positivo è stato anche il commento delle associazioni GasNaturally e Business Europe, mentre per Greenpeace continuano ad essere ambigui gli intenti dell’Ue che da una parte dichiara di voler abbandonare i combustibili fossili, ma non smette di adottare strategie per inseguire nuove forniture di gas e dichiara di non escludere il carbone dal suo paniere energetico.

(Elisa Puvino, via Rivistaeuropae.eu)

Foto blickpixel CC0/Public domain

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