Dillo in italiano (per favore!). Intervento per l’uso della lingua italiana (#dilloinitaliano)

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Una petizione in favore di un uso più accorto della lingua italiana da parte di chi ha ruoli e responsabilità pubbliche (governo, amministrazioni, media, imprese) è stata lanciata da personalità del mondo letterario italiano membri dell’Accademia della Crusca, e pubblicata sul sito Change.org.

«Non è una battaglia di retroguardia, e non è un tema marginale. Non è neanche una battaglia contro l’inglese ma va, anzi, in favore di un reale bilinguismo», spiega sul suo blog Annamaria Testa, figura di rilievo nel campo della comunicazione pubblicitaria, docente e nota firma di Internazionale. La petizione chiede all’Accademia della Crusca di farsi portavoce di questa istanza, che può aver peso e buon esito solo grazie all’appoggio di tutti noi. «Perché è importante che firmiate?», chiede Testa: «Perché la lingua italiana è un bene comune: ci appartiene, ha un valore grande ed è nostro compito averne cura».

Qui le prime righe della petizione:

«La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo. Parole italiane portano oggi con sé dappertutto la cucina, la musica, il design, la cultura e lo spirito del nostro paese. Invitano ad apprezzarlo, a conoscerlo meglio, a visitarlo.

Le lingue cambiano e vivono anche di scambi con altre lingue. L’inglese ricalca molte parole italiane (“manager” viene dall’italiano maneggiare, “discount” da scontare) e ne usa molte così come sono, da studio a mortadella, da soprano a manifesto.

La stessa cosa fa l’italiano: molte parole straniere, da computer a tram, da moquette a festival, da kitsch a strudel, non hanno corrispondenti altrettanto semplici, efficaci e diffusi. Privarci di queste parole per un malinteso desiderio di “purezza della lingua” non avrebbe molto senso.

Ha invece senso che ci sforziamo di non sprecare il patrimonio di cultura, di storia, di bellezza, di idee e di parole che, nella nostra lingua, c’è già.

Ovviamente, ciascuno è libero di usare tutte le parole di qualsiasi lingua come meglio crede, con l’unico limite del rispetto e della decenza. Tuttavia, e non per obbligo ma per consapevolezza, parlando italiano potremmo tutti cominciare a interrogarci sulle parole che usiamo. A maggior ragione potrebbe farlo chi ha ruoli pubblici e responsabilità più grandi.»

Leggi il resto del testo e firma la petizione qui: www.change.org/p/un-intervento-per-la-lingua-italiana-dilloinitaliano.

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