Monumento all’ideologo comunista Vasiľ Biľak. Subito vandalizzato

vasilbilak_(fonteRTVS-Facebook)

Un monumento a Vasiľ Biľak, ritenuto il “mandante” morale dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia nel 1968, è stato sfregiato appena poche ore dopo l’inaugurazione nel suo villaggio natale Krajná Bystrá, nell’est slovacco di etnia rutena. Il monumento all’ex membro e segretario e del Presidium del Comitato centrale del Partito Comunista della Cecoslovacchia (KSČ) che è morto a 96 anni giusto un anno fa, dopo essere stato inaugurato sabato presso il comune locale è stato imbrattato nel corso della notte di vernice rossa e accompagnato dalla scritta Sviňa (maiale, bastardo).

Autori rei confessi dell’atto sono l’attivista e artista di Košice Peter Kalmus e il suo amico Ľuboš Lorenc, che hanno spiegato come il rosso simboleggi il «sangue delle vittime dell’invasione». Ai traditori, ha detto Lorenc, «spettano sentenze, non monumenti». Nel villaggio, in realtà molti non la pensano così. Biľak avrebbe infatti aiutato favorendo la costruzione del locale centro culturale e la scuola. Secondo alcuni del posto, era «un uomo giusto». A Biľak è stata anche concessa la cittadinanza onoraria del paese.

Presunto autore della lettera di invito all’URSS utilizzata da Mosca per giustificare l’invasione del 1968, Vasiľ Biľak era stato accusato di alto tradimento nel 1991, ma il caso è stato abbandonato vent’anni dopo (nel 2011) per mancanza di prove e testimoni (i testimoni chiave erano infatti morti nel frattempo per l’avanzata età). La lettera non fu mai consegnata alla giustizia slovacca dalla Russia post-comunista. Di quel documento esiste una copia (l’unica) negli archivi di Praga che Boris Eltsin consegnò a Vaclav Havel nel 1992.

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Lui, che tra il ’68 e l’88 ebbe una influenza decisiva nella politica estera e nella sfera ideologica della Cecoslovacchia, si dichiarava comunque innocente: l’ultima volta che parlò alla stampa, nel 1998, disse all’agenzia Tasr: «Non posso confessare qualcosa che non ho mai fatto». Lo stesso anno, a Sandro Scabello del Corriere della Sera, Biľak disse: «Non ho scritto nessuna lettera a Breznev, non sono stato io a invitare i sovietici. Solo io, fra i cinque presunti firmatari di questa fantomatica lettera, sono ancora in vita. Per questo vogliono fare di me l’unico capro espiatorio, addossarmi tutte le responsabilità, ma la lettera non esiste, è una leggenda».

Nell’invasione dell’agosto 1968 morirono 19 persone, e centinaia rimasero ferite. Parte delle vittime perirono in seugito ad incidenti, anche stradali che coinvolsero mezzi militari.

(La Redazione, fonte Rtvs, varie)

Foto 1) RTVS-Facebook, 2) internet

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