Combattere la propaganda dello Stato islamico

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A Washington c’è consapevolezza che, sul fronte della propaganda, lo Stato islamico sta vincendo, soprattutto in termini di attrattività verso le nuove reclute del fanatismo, e gli sforzi fatti dai maggiori paesi occidentali per controbattere un fenomeno che arriva a smuovere un’imponente massa di tweet e messaggi in rete non stanno forse dando i risultati sperati. Ecco perché, secondo quanto scrive il Nyt, il governo sta pensando di espandere le competenze di un’agenzia del dipartimento di Stato, ovvero il Center for Strategic Counterterrorism Communications, che dovrebbe sfruttare al meglio i tentativi già esistenti di risposta da parte delle altre agenzie federali.

Il centro dovrebbe anche coordinare e amplificare i messaggi di alleati stranieri e agenzie non governative, cercando di far sentire meglio e di più la voce di chi può davvero demistificare i messaggi dei terroristi, come membri influenti del mondo musulmano che si oppongono allo Stato islamico. Persone che, in linea potenziale, dovrebbero essere avvertite dal target di riferimento come più credibili rispetto al governo Usa. Secondo quanto scrive il quotidiano, che cita il sottosegretario di Stato per la diplomazia e gli affari esteri Richard A. Stengel, la battaglia si gioca anche sul fronte del volume di messaggi perché se Is è piuttosto massivo e compatto nella sua marcia di contenuti, immagini e parole, la risposta occidentale non può essere relegata a iniziative dispersive.

L’obiettivo, sotto certi aspetti ambizioso, è creare una contronarrazione, grazie a specialisti del digitale che conoscono lingua e contesto in cui Is opera, incisiva, volta se possibile a sottolineare le incoerenze e i rischi di certe scelte e in grado di smontare qualche pregiudizio di troppo sulle stesse politiche Usa in Medio Oriente. Dopotutto, non mancano casi di cittadini americani che unitisi alla jihad hanno trovato la morte lontano dal paese. Gli esempi a cui guardare non mancano, anche su fronti non prettamente politici, per carpire strategie di enfatizzazione di contenuti on-line nei giusti contesti.

Molte decisioni sono ancora da prendere prese ma già si spreca qualche polemica, sostenendo che in passato non sia stato fatto abbastanza per sostenere le operazioni del Centro, nato nel 2011, e che si vorrebbe invece di fatto controllarne di più produzione di materiali e coordinamento con i partner internazionali. Come rivelano però altri funzionari, anche di altissimo grado, il problema è trovare una coerenza di messaggio, per non sembrare un Paese che predica certi valori ma che è al contempo è in guerra con una parte di mondo.

(Maria Rosaria Iovinella, via Wired.it)

Foto Day Donaldson CC-BY

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