Euro: la sottile linea rossa

Le recenti vicende greche e alcune decisioni della Bce hanno riacceso i dubbi sul futuro dell’euro, ma anche sull’esistenza di un’unica banca centrale in Europa. I governi europei sapranno arginare le spinte nazionalistiche e ridare vigore alla costruzione europea?

soldi euro eurozona (alles-schlumpf@flickr)

LA BCE E LA GRECIA

Quando nel gennaio del 1999 venne introdotto l’euro, milioni di cittadini europei pensarono di avere conquistato per sempre un’unica moneta, un’unica banca centrale e un’unica politica monetaria.

Dieci anni dopo, la crisi del debito sovrano mise in discussione per la prima volta queste certezze, mostrando tutte le debolezze della costruzione europea. Il famoso intervento di Mario Draghi, “whatever it takes”, rassicurò, almeno temporaneamente, i mercati e gli operatori. Tuttavia, le recenti vicende greche e alcune decisioni della Bce hanno riacceso i dubbi non solo sul futuro dell’euro, ma anche sull’esistenza di un’unica politica monetaria e di una unica banca centrale in Europa.

Il 4 febbraio scorso, il Consiglio della Bce, in risposta alle prime dichiarazioni del nuovo esecutivo greco di voler mettere in discussione il piano di austerità negoziato dai precedenti governi, stabiliva che non avrebbe più accettato titoli di Stato greci quale collaterale nelle operazioni di rifinanziamento del sistema bancario e, di conseguenza, non li avrebbe inclusi nel programma ampliato di acquisti, il cosiddetto Qe.

Per evitare il collasso del sistema bancario greco, che ogni giorno assiste a una costante fuga dai depositi, la Bce concedeva alle banche elleniche di rifinanziarsi in maniera temporanea, per quantità limitate e a un costo più elevato, presso la Banca centrale greca, attraverso una linea di credito di emergenza (Ela – Emergency Liquidity Operation). Alcuni commentatori hanno sostenuto che la Bce abbia agito in maniera strategica, al fine di costringere il governo greco a raggiungere un accordo in tempi brevi con gli organismi comunitari, tuttavia di fatto ha reso inoperanti i principali strumenti di politica monetaria in un paese dell’Eurozona.

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Foto Daniela Hartmann CC-BY-NC-SA

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