Italia: In Libia a giocarci la faccia

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[Ndr: articolo scritto prima della frenata del Premier Renzi di ieri] – L’Italia, afferma il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, è pronta a fare la sua parte e non intende sottrarsi alle sue responsabilità. Si parla evidentemente della Libia, dove la situazione va peggiorando.

I negoziati condotti dall’inviato delle Nazioni Unite, Bernardino León, non hanno alcun impatto sul terreno. Gli scontri armati si moltiplicano mentre il quadro conflittuale si destruttura rapidamente, mettendo in ombra i due schieramenti più noti, che si riconoscono l’uno nel Parlamento che siede a Tobruk (riconosciuto internazionalmente) e l’altro in parti del vecchio Parlamento di Tripoli.

Non si era mai trattato di raggruppamenti coerenti e coesi, quanto del temporaneo convergere degli interessi di centinaia di bande e micro-gruppi dietro alla leadership politico-militare di pochi più decisi signori della guerra, ma ora sembriamo vicini allo sfascio generale, a maggior gloria dei terroristi puri e duri, quelli tradizionalisti di Al-Qaida (Ansar Al-Sharia), in perdita di velocità, e quelli vicini a Daesh (lo pseudo-califfato).

Quest’ultimo in particolare sembra in fase crescente, con la conquista almeno temporanea di un terminale petrolifero e l’ottenuto riconoscimento da parte del “califfo” dei suoi tre Wilayat libici (Al-Barqah, ad oriente, Al-Tarabulus, ad occidente e Al-Fizan a Sud). È evidente che bisognerà fare qualcosa per controllare e ridurre la minaccia, ma che cosa, con chi e come? Tutto questo deve ancora essere chiarito.

Leggi il resto dell’articolo del direttore Stefano Silvestri su AffarInternazionali.it.

Foto Twitter/@Thoughtoffense

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