L’altra faccia della crisi ucraina

L’Ucraina non deve affrontare solo il conflitto con la Russia nelle regioni del Sud-Est. Anche la sua economia è sull’orlo del disastro. Per evitare il default, serve un prestito immediato di 15 miliardi. Mentre un piano di austerità troppo rigido impedirebbe di attuare le riforme necessarie.

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IL PERICOLO IMMEDIATO DELL’UCRAINA

L’incertezza sull’entità e i tempi di erogazione di eventuali aiuti internazionali all’Ucraina aggrava due pericoli reali che incombono sul paese: un default del suo debito e un taglio radicale del budget. Agli amici dell’Ucraina – gli Stati Uniti e i governi europei – si chiede perciò di trovare una soluzione, insieme al Fondo monetario internazionale, che permetta di evitare queste insidie.

L’idea di un piano radicale di austerità per l’Ucraina potrebbe sembrare sensata e, d’altra parte, questa è stata la ricetta preferita dall’Fmi per aiutare Stati a corto di liquidità a tornare fiscalmente sostenibili. Nel caso dell’Ucraina si aggiunge una corruzione storicamente endemica che rende ancor più difficile da sostenere politicamente l’ipotesi di un prestito così ingente: secondo le stime, infatti, servirebbero altri 15 miliardi di dollari oltre al pacchetto di 17 miliardi concordato lo scorso anno con l’Fmi.

Ma un taglio netto della spesa sarebbe una scelta molto pericolosa per l’Ucraina che va incontro a un disastro economico, politico e umanitario.

Nel mezzo del dramma della guerra contro l’attacco russo nelle regioni del Sud-Est e delle discussioni sul possibile invio di armi dagli Stati Uniti, è facile trascurare una minaccia ben più immediata ed esistenziale: la crisi economica dell’Ucraina. Ecco allora un breve promemoria dei suoi contorni.

Lo scorso anno la moneta nazionale, la hryvnia, ha perso più di due terzi del suo valore sul dollaro.

L’economia ucraina (il suo Pil) si è ridotto del 7 per cento l’anno scorso – una caduta inferiore solo a quella di Libia e Sudan del Sud.

L’inflazione, sempre nel 2014, è schizzata alle stelle e rimarrà a cifra doppia per tutto l’anno in corso.

Le riserve statali di valuta estera, per una nazione popolosa quanto la Francia, si sono ridotte a un livello così basso da poter coprire solo cinque settimane di importazioni all’incirca, mentre gli economisti dicono che un’economia in salute necessita di riserve che coprano almeno sei mesi di importazioni, e che già una copertura di tre mesi dovrebbe essere un segnale di crisi.

Un reportage della Reuters da Kiev della scorsa settimana descrive abbastanza bene l’allarmante situazione economica: la crisi dell’Ucraina “riporta l’orologio ai lontani anni Novanta, quando la gente conservava i dollari nei calzini piuttosto che nelle banche e contrabbandava auto per venderle sul mercato nero”.

LA CRISI BLOCCA LE RIFORME

La crisi minaccia direttamente la capacità dell’Ucraina di finanziare la sua stessa difesa (che, come riportato dal ministro delle finanze Natalie Jaresko, costa da 5 a 10 milioni di dollari al giorno). Ma costringe anche il governo a rallentare il fondamentale processo di riforma di quella che lo scorso anno è stata indicata come l’economia più corrotta d’Europa. Tutto ciò è politicamente pericoloso: il movimento Maidan dello scorso anno e due elezioni generali hanno evidenziato come le riforme anti-corruzione siano la prima richiesta di moltissimi ucraini. Ed è, peraltro, anche la richiesta principale degli amici stranieri dell’Ucraina. Ma gli alleati dell’Ucraina devono rendersi conto che la desolante situazione del Tesoro ucraino rende impossibile qualsiasi riforma aggressiva.

Le riforme creano vincitori e vinti – e una carenza temporanea di entrate fiscali. Con la sua disastrosa situazione finanziaria, l’Ucraina non può né coprire gli squilibri temporanei né compensare, anche solo parzialmente, i “vinti”, un passaggio fondamentale per rendere il processo di riforma politicamente sostenibile.

Difatti, le risorse sono così scarse che si discute apertamente della possibilità di un imminente default sul debito pubblico, la cui probabilità è stimata al 20 per cento dai mercati finanziari. Il risultato è che l’Ucraina non può accedere al mercato privato dei capitali e neanche il governo può attingere a prestiti per facilitare la transizione.

LA PILLOLA AVVELENATA DELL’AUSTERITÀ

La mancanza di finanziamenti lascia a Kiev la sola pericolosa opzione di procedere comunque con le riforme, risolvendo il problema del deficit di bilancio attraverso il taglio radicale della spesa pubblica. Questo sarebbe un rischio politico molto forte e potrebbe condurre al disastro economico, dati anche i costi e l’imperativo della difesa militare. L’Ucraina non può tagliare i costi di difesa mentre è a rischio di invasione dalla Russia: secondo Jaresko, per questo capitolo spenderà nel 2015 il 5 per cento del suo Pil, una delle più alte spese per la difesa in tutto il mondo.

Ma un piano aggressivo di austerità taglierebbe la spesa anche per la salute, l’educazione e altri programmi socialmente sensibili. In condizioni molto meno difficili, la politica dello “stringere la cinghia”, attuata in Grecia nel 2010, ha portato a una contrazione economica paragonabile a una depressione e di conseguenza a ulteriori tagli nella spesa. Il governo ucraino ha perciò scelto di provare ad ampliare il gettito e la base fiscale, invece di tagliare la spesa per il 2015. Tuttavia, le entrate fiscali previste sono piuttosto ottimistiche e presto il governo dovrà prendere una decisione drastica: riformare il paese indipendentemente dai costi o diventare uno “Stato fallito”.

L’Ucraina potrebbe evitare questa “pillola avvelenata” se solo i suoi alleati riuscissero a racimolare i 15 miliardi di prestiti necessari, e a farlo in fretta. E naturalmente questi numeri non prendono in considerazione il pericolo, molto reale, di un’escalation nella guerra. Come ha sottolineato Jaresko, è anche di importanza cruciale che i prestiti siano “front-loaded” – ovvero disponibili subito – per ripristinare la fiducia pubblica nella solvibilità fiscale dello stato. Il mese scorso, il finanziere George Soros si è schierato a favore di un “piano Marshall” europeo di circa 50 miliardi di dollari per l’Ucraina – un appello che, in Occidente, sembra essere caduto nel vuoto. Certo, si tratta di una somma ingente, ma il costo di lasciar fallire l’Ucraina è ancora maggiore.

Con il rapido procedere degli eventi nell’Ucraina orientale, potrebbe essere necessario trovare una soluzione in poche settimane. All’Ucraina potrebbero essere offerti aiuti sotto rigide condizioni, che però non dovrebbero includere i profondi tagli alla spesa richiesti da un regime aggressivo di austerità. Alla fine, i leader occidentali e quelli ucraini dovranno prendersi una bella dose di rischio e fidarsi gli uni degli altri. È nel reciproco interesse di Occidente e Ucraina sviluppare un “piano di lavoro” per aiutare economicamente il paese nei prossimi anni, almeno fin quando la sua economia non torni a stare in piedi sulle proprie gambe.

Una versione in lingua inglese è presente su VoxUkraine.

(Yuriy Gorodnichenko, via LaVoce.info, trad. a cura di Vincenzo Baldassarre)

Foto 2ilorg CC-BY: La piazza a Kiev, prima e dopo il Maidan

 

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