Studiare in Europa centrale, un trend in crescita continua

Le università di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia attirano un numero crescente di studenti stranieri. Qualche numero e qualche motivo.

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In Italia escono periodicamente articoli di giornale sui giovani che vanno in Albania e Romania a prendersi la laurea. Probabilmente sono le destinazioni più gettonata, tenuto conto anche del vantaggio rappresentato dalla lingua. L’Italiano è parlato diffusamente, sia a Tirana che a Bucarest. Ma sarebbe riduttivo pensare che questi siano i due soli poli d’attrazione dell’Est, in termini di studi universitari. Anche i paesi dell’Europa centrale calamitano, c’è da credere (tuttavia non conosciamo il numero di italiani che vi studiano).

Del resto stanno conoscendo una vera e propria rivoluzione a livello di internazionalizzazione, in linea con un processo che segue il filo della globalizzazione. Si spostano le merci e i capitali, ma anche le persone e i cervelli. Gli studenti, dunque.

Secondo l’Ocse, tra il 2005 e il 2011 il numero di studenti internazionali in Ungheria è cresciuto del 21%, in Polonia dell’80%, in Repubblica ceca del 189% e in Slovacchia addirittura del 500%. I dati più recenti che abbiamo raccolto indicano che la Repubblica ceca è il paese dell’Europa centrale con più studenti internazionali (39mila), seguito da vicino dalla Polonia (35mila). Qui sotto una tabella.

  • Repubblica Ceca – 39.455 (Eurostat, 2012)
  • Polonia – 35.000 (Perspektywy Foundation, 2014)
  • Ungheria – 20.500 (Campus Hungary, 2013)
  • Slovacchia – 10.856 (Ministero educazione, 2014)

Quanto alle discipline scelte da chi si reca in Europa centrale a studiare, il primato spetta a medicina e odontoiatria. I motivi, sostanzialmente, sono due. Il primo è che la competizione nei paesi dell’Europa occidentale è dura. Chi non supera l’esame d’accesso deve trovare un’alternativa. I paesi dell’Europa centrale – secondo motivo – ne rappresentano una abbastanza buona. Le tasse universitarie non sono basse, ma il costo della vita è sostenibile. Compensa, in una certa misura, quanto dovuto agli atenei. C’è poi da dire anche che le università della regione stanno accreditandosi sempre di più e che la qualità della docenza è buona. Ma pure che, nonostante questo, il livello di internazionalizzazione resta ancora lontano da quello dell’Europa occidentale.

Di tutte queste cose ne parleremo, più diffusamente e con maggiore ricchezza statistica, nel prossimo numero di Visegrad Insight, rivista semestrale che copre le questioni politiche, economiche e sociali del Gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia).

(Fonte RassegnaEst.com)

Foto Mickey Champion CC-BY-NC 2.0

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