Unione energetica, le 12 mosse della Commissione per realizzarla

Garantire l’offerta, controllare la domanda, migliorare i meccanismi del mercato interno, sviluppare un’economia a basse emissioni di carbonio e investire in ricerca e innovazione sono le aree principali di intervento previste da Bruxelles

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Dodici sono i passi definiti dalla Commissione Ue in cinque aree di intervento per riuscire ad unificare i frammentati mercati energetici dei 28 Stati membri, e realizzare allo stesso tempo la transizione verso un’economia europea a più basso impatto ambientale. La strategia definita dall’esecutivo comunitario arriva a termine del dibattito orientativo promosso allo scopo di capire dove e come intervenire nei prossimi cinque anni per riuscire a creare “un’Unione energetica resiliente, caratterizzata da una politica lungimirante sui cambiamenti climatici”, in linea con gli obiettivi 2030 adottati lo scorso ottobre dal Consiglio europeo. In tal senso secondo Bruxelles è prioritario intervenire per garantire la sicurezza dell’offerta energetica, affinché cittadini ed imprese possano accedere, in un qualunque momento e a prezzi accessibili, all’energia di cui hanno bisogno.

Per soddisfare questa esigenza l’esecutivo europeo ha previsto 3 misure: diversificazione delle fonti energetiche, specialmente per quanto riguarda le forniture di gas; legislazione europea per gestire a livello comunitario l’offerta di energia elettrica; maggiore cooperazione e trasparenza tra Stati membri da realizzarsi mediante una diplomazia energetica che consenta all’Ue di far valere il proprio peso nel mercati internazionali dell’energia.

Un secondo importante settore di intervento riguarda i meccanismi di funzionamento del mercato energetico interno. Oltre ad aggiornare il quadro normativo che definisce il modo in cui elettricità e gas sono prodotti, comprati, venduti e trasportati, secondo la Commissione Ue si dovrebbero anche apportare migliorie ai progetti infrastrutturali chiave e sviluppare nuovi accordi di cooperazione regionali che vadano ad integrare quelli esistenti.

Inoltre, se l’Unione europea vuole ridimensionare la propria esposizione al rischio di un’eventuale interruzione nelle forniture, deve ridurre il consumo interno, agendo quindi sulla domanda. “L’energia più sicura ed economica è quella che non viene consumata”, scrive l’esecutivo comunitario in una nota. Di conseguenza, “tutti i settori dell’economia devono prendere le misure necessarie per ridurre il proprio consumo energetico”, specialmente “il settore dei trasporti e dell’edilizia”. Se il primo è responsabile di “più del 30% del consumo energetico finale europeo”, e “costa annualmente all’Europa l’1% del Pil”, il riscaldamento degli edifici costituisce la “principale fonte della domanda energetica”. Di conseguenza, la Commissione Ue propone la revisione delle direttive sull’efficienza energetica e le performance degli edifici, che dovrebbe essere affiancata dalla nuova iniziativa “Finanziamento intelligente per edifici intelligenti”.

Per riuscire a rispettare gli obiettivi clima energia 2030, e mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia di 2° gradi rispetto ai livelli pre-industriali, l’Ue deve sviluppare un’economia a basso consumo di carbonio e “diventare la numero uno nel settore delle energie rinnovabili”. In quest’ottica, la Commissione ha proposto di velocizzare la decarbonizzazione e l’elettrificazione del settore dei trasporti, e rispettare i target definiti per le rinnovabili, per i settori che operano nel sistema di scambio di quote di emissione (Ets) e anche di quelli che non ne fanno parte.

Poiché i sistemi energetici, industriali e di trasporto dell’Ue sono ancora largamente incentrati sui combustibili fossili, l’Unione energetica del futuro dovrà basarsi su nuove tecnologie e nuovi modelli di business. Di conseguenza l’esecutivo comunitario ha proposto una nuova strategia di ricerca e innovazione volta a garantire la leadership europea nell’ambito tecnologico. In quest’ottica rientrano “l’impiego di premi di incentivazione all’innovazione”, “SET-Plan di rinforzo” e “lo sviluppo di programmi comuni nelle aree in cui la cooperazione porta ad evidenti valori aggiunti”.

(Daria Delnevo, via EuNews.it)

Foto Alsen CC0 

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