Referendum sulla famiglia, un fiasco annunciato. Ma la discussione continuerà

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Dopo aver diviso la società per alcuni mesi, la questione del referendum slovacco sulla famiglia tradizionale ha dimostrato di essere un enorme flop. Ottavo di una serie sfortunata (solo uno, sull’ingresso del Paese nell’UE raggiunse il quorum necessario, seppure di poco) il referendum ha visto recarsi questo sabato alle urne appena un quinto degli slovacchi aventi diritto. L’affluenza finale è stata del 21,41%, una percentuale in linea con altri plebisciti tenutisi in passato nel paese, corrispondente a poco meno di un milione di persone. Un dato che ha sorpreso anche gli analisti, che avevano previsto, come da sondaggi recenti, una partecipazione intorno al 30-35%. In ogni caso, in questo week-end sono andati in fumo 6,3 milioni di euro per la sua messa in opera, dopo che oltre 400.000 persone hanno firmato la petizione.

Dei 4.411.529 iscritti nei registri dei 4. 942 distretti elettorali come aventi diritto al voto, soltanto 944.674 persone si sono recate alle urne. L’affluenza più alta è stata registrata nella Regione di Prešov (32,31%), mentre la più bassa è quella di Banská Bystrica (15,84%). In un solo distretto, quello di Námestovo, nel nord del paese, l’affluenza ha raggiunto il quorum, con il 51,82% di votanti.

Mentre i meno interessati alla questione sembrano essere i distretti a maggioranza etnica magiara di Dunajská Streda e Komárno, nel sud della Slovacchia, dove meno dell’8% degli elettori messo la scheda nell’urna.

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Schiacciante tra i partecipanti, seppure inutile, la risposta positiva alle tre domande poste nel referendum. Il 94,5% ha risposto “sì” alla domanda se il termine “matrimonio” debba essere riservato a una relazione tra uomo e donna. Il 92,4% ha risposto “sì” alla proposta di impedire alle coppie dello stesso sesso di adottare e crescere bambini. E il 90,32% ha risposto “sì” al diritto dei genitori di decidere se i figli debbano o meno assistere a scuola a lezioni relativamente a sessualità ed eutanasia.

Námestovo ha anche il record dei sì ai quesiti, in media oltre il 95%, mentre Dunajská Streda, affiancata ai comuni di Rimavská Sobota e Rožňava, ha il record negativo, meno del 90% con il massimo dell’80% per la terza domanda.

Secondo l’analista Martin Slosiarik dell’agenzia di sondaggi Focus la ragione per tale flop potrebbe venire dal tipo di campagna fatta dai promotori del referendum, l’Alleanza per la famiglia (Aliancia za rodinu / AZR), percepita anche dagli elettori conservatori come qualcosa che non apparteneva loro e nel quale non si sono identificati a sufficienza per motivarli a recarsi a votare. Slosiarik ha citato la chiamata alle armi fatta dalla Chiesa cattolica slovacca, chiedendosi se questa abbia avuto effetto positivo sulle coscienze dei fedeli slovacchi o non sia stata piuttosto un deterrente. In ogni caso, probabilmente molti si sono chiesti perché andare a votare dato che già ora la Costituzione e le leggi vigenti garantiscono quello che nel referendum veniva sbandierato. Proprio lo scorso anno una insolita alleanza tra Sme-SD e i cristiano-democratici (KDH) aveva fatto passare nel testo costituzionale una più stringente definizione di matrimonio, inteso unicamente come «unione esclusiva di un uomo e una donna».

Nonostante il voto sia fallito, sia gli organizzatori che i rappresentanti della comunità LGBTI considerano il suo risultato un successo (questi ultimi avevano fatto campagna per il boicottaggio) e ora intendono continuare con la discussione pubblica che è stata aperta sul tema. L’associazione Inakost (Diversità) ritiene ora che il prossimo passo per le organizzazioni LGBTI sia cercare l’adozione di una legge per le unioni di fatto registrate, dato che l’emendamento costituzionale approvato lo scorso anno impedisce di intraprendere una battaglia per il matrimonio gay.

L’Alleanza per la famiglia, d’altro canto è contenta del milione di voti, un gran numero, ha detto il suo capo Anton Chromik, assomiglia al risultato elettorale di Smer. «Una bella base [di consenso, ndr] sulla quale possiamo continuare a costruire», ha detto. L’AZR è stata indicata da qualcuno come un possibile soggetto interessato a lanciare un partito politico nel prossimo futuro, e il referendum era considerato la sua prima sfida. Subito dopo la pubblicazione dei primi risultati ufficiali del voto, Chromik si è affrettato a dire, tuttavia, che la sua organizzazione non si trasformerà in un partito.

Qui i risultati a livello nazionale: www.volbysr.sk/en/tab01.html.

(La Redazione)

Immagine: diverse edizioni della Legge sulla famiglia della Repubblica Slovacca

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