Del come l’economia ha esautorato la democrazia facendo da paravento per le politiche del rigore

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Partiamo dalla più banale delle constatazioni: nel corso degli ultimi tre decenni l’economia ha assunto un peso sempre più preponderante nella vita politica, divenendo, tra reagan-tatcherismo e neoliberismo, giustificazione primaria per una certa condotta della res publica. Più paradossalmente, tale tendenza ha assunto caratteri d’urgenza a partire dal 2008, proprio quando lo scoppio delle crisi economiche recenti (uso il plurale perché distinte le fasi, la geografia e gli agenti della crisi globale) avrebbe dovuto porre come primo quesito il ripensamento di determinate scuole economiche piuttosto che delle politiche statali.

L’economia come scienza

Eppure, se è stato l’eccesso di positivismo rispetto al sapere (e saper fare) economico a primeggiare sulla centralità della disciplina politica, ovvero ritenere l’economia scienza dura e non disciplina sociale (e gli economisti scienziati sociali), il persistere ancora su tale pericolosa confusione appare solo come una premeditata e strumentale esautorazione della disciplina politica a favore della disciplina economica.

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Foto Geralt 

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