BCE: anche il “whatever it takes” di Draghi ha un limite

Draghi ha lanciato un monito al governo greco e ai partner europei: devono trovare un accordo su debito e programma economico. Non possono pensare che la rete di salvataggio della Bce risolva tutti i problemi. Una mossa coraggiosa ma con qualche rischio.

bce

Il 4 febbraio la Bce ha deciso di non accettare più (con effetto dall’11 di questo mese) i titoli di stato greci come collaterale nelle operazioni di politica monetaria. Cosa significa? Tradotto in parole povere, significa che le banche greche non potranno più chiedere soldi in prestito alla Bce, presentando come garanzia i titoli del debito pubblico greco, come hanno fatto finora per sopravvivere. Ciò non implica che esse andranno a fondo immediatamente, ma sono sempre più a rischio. Potranno infatti contare su un programma speciale di finanziamento (la cosiddetta Emergency liquidity assistance, Ela) il cui rischio ricadrà interamente sulla Banca centrale greca. Tuttavia questa linea di credito speciale potrà in qualsiasi momento essere chiusa dal Consiglio direttivo della Bce: se la Bce lo facesse, le banche greche sarebbero condannate al fallimento, tenendo conto del drenaggio di depositi a cui sono già sottoposte da mesi a causa dell’incertezza politica.

I MOTIVI TECNICI DELLA DECISIONE…

Perché la Bce ha preso questa decisione? Sul piano tecnico, la decisione si spiega con le intenzioni del governo greco di non accettare [ … ]

…E QUELLI POLITICI

[ … ]

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