Europa e Nato guardano verso l’Ucraina

ucraina_(wikimedia)

Secondo giorno di mediazione per Francois Hollande e Angela Merkel, in visita oggi a Mosca per cercare una risoluzione diplomatica al dramma del conflitto ucraino; hanno fatto invece tappa a Kiev ieri per un incontro con il presidente Petro Poroshenko con cui “hanno auspicato un cessate il fuoco immediato” nel sud-est del paese. Al centro del lungo incontro di cinque ore, sebbene non siano trapelati dettagli ufficiali, a parte una  breve nota della presidenza ucraina, la ricerca di una cessazione delle ostilità, in particolare nella zona orientale del paese, ma anche lo status futuro della conflict zone, secondo quanto scrive la Bbc.

L’Europa si muove perché anche l’America lo fa, e infatti anche il segretario di Stato Kerry era ieri a Kiev alla ricerca di una soluzione, senza però essere blando sulle responsabilità di parte russa: secondo Kerry, la Russia ha violato la sovranità ucraina con impunità attraversando il confine ucraino con armi e uomini. Stiamo cercando una soluzione pacifica con la diplomazia ma la pace non può essere unilaterale, il giudizio dopo l’incontro con il primo ministro Yatsenyuk. L’accelerazione dell’Europa, come molte letture suggeriscono, è arrivata con la ventilata ipotesi di un sostegno da parte Usa alla causa delle truppe regolari attraverso l’invio di armi, droni da ricognizione, tank e missile, ovvero un incremento di dotazione oltre ai supporti base già distribuiti alle truppe che fronteggiano i ribelli filo-russi.

La chiamata al cessate il fuoco non è in discussione ma si teme un replay di quanto successo a settembre; il Cremlino potrebbe muoversi per una soluzione in questo senso, ma solo dopo che  i ribelli si siano assestati territorialmente: dall’accordo dello scorso settembre hanno controllato ampie arie, l’aeroporto di Donetsk e e minacciano la città di  Debaltseve. Per il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, come dichiarato alla conferenza seguita all’incontro con Kerry “abbiamo bisogno di pace, ma non considereremo mai nulla che danneggi l’unità territoriale ucraina”.

La situazione resta complessa e bisogna capire come andrà l’incontro a Mosca; in generale l’Europa inizia a ripensare e riposizionare la difesa collettiva della Nato, come affermato da Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza Atlantica, nel consesso dei ministri della Difesa della Nato riuniti ieri a Bruxelles.

In ballo, nuovi centri di comando e controllo in sei Paesi Nato dell’Est: Bulgaria, Estonia, Romania e poi Lettonia, Lituania, Polonia; una forza da 5.000 uomini con una capacità di intervento, in caso di bisogno, in 48-72 ore e un aumento della capacità della forza di risposta con 30mila unità entro il 2016. L’Europa si muove, insomma, e diversamente non potrebbe fare.

(Maria Rosaria Iovinella, via Wired.it)

Foto Wikimedia Commons

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