La poesia al tempo degli ebook

ebook ereader tablet dispositivi elettronici (jblyberg@flickr)

Fra tutti i generi che stanno subendo la transizione ai modelli di lettura digitali, la poesia è stata una fra i più refrattari. Questo per diversi ordini di motivi. Quello principale è che parecchi stili poetici, in particolare contemporanei ma anche classici, hanno sempre fatto dell’impaginazione grafico-ritmica dei componimenti (lunghezza dei versi, struttura delle strofe, a capo, rientranze, grande e posizione dei caratteri) un elemento non solo formale ma anche funzionale e di significato: in molte estensioni supportate dagli ereader (a parte i PDF) finora queste sottigliezze venivano uniformate e perse indiscriminatamente.

Si son dovute studiare quindi soluzioni tecniche apposite, codici e formati particolari, e le case editrici e quelle produttrici di lettori digitali ci hanno messo il loro tempo per adeguare i mezzi tecnici. Questo perché un tale lavoro richiede investimenti e qui ci si ricollega a un’altra barriera d’ingresso della poesia nel mondo digitale: quella economica. I lettori di versi sono già purtroppo una nicchia nel mercato editoriale tradizionale, figurarsi in quello elettronico, che è a sua volta una nicchia (seppur in crescita). Il New York Times stima che nel 2013 si siano prodotti negli Stati Uniti appena 2050 libri digitali di poesia, ovvero il 20% dei libri di poesia pubblicati in totale; il Kindle store italiano conta ad oggi poco più di 2700 titoli poetici.

Pian piano, in ogni caso, gli ereader stanno divenendo più flessibili e avanzati, riuscendo a riprodurre modalità testuali non standard. Ecco dunque che aumentano lentamente anche gli ebook dedicati alla poesia, che di per sé è un genere che ben si adatterebbe alla fruizione digitale: la sua velocità e incisività è adatta per letture brevi, spesso interrotte, “da pendolari” (ovvero uno dei più diffusi modelli di fruizione letteraria digitale). Ma appunto si tratta di un mercato ridotto, che pure potrebbe trovare nel formato digitale, peró, un rinnovato slancio verso potenziali lettori.

Gli editori italiani si adeguano: da Einaudi a Giunti, da Bur a Guanda progressivamente pubblicano in versione digitale titoli del loro catalogo di poesia, anche se sono in gran parte classici affermatissimi. Alcuni editori solo digitali, come go Ware, si avventurano nella pubblicazione di collezioni di poesie inedite, anche piuttosto sperimentali: è il caso de La lingua bastarda di Lorenzomonfreg. Nel mezzo, una collana all-digital come Feltrinelli Zoom, nutrita finora anch’essa di grandi classici da Whitman a Dickinson, ha deciso di osare pubblicando serie di poesie finora inedite: si parte con Un quaderno di radici di Tiziano Fratus e La voce dei grandi edifici di Gianni Marchetti.

Proprio un componimento di quest’ultima raccolta recita: “Il mio è un dialogare col Nulla / Si sa“. Che quello della poesia digitale sia un dialogo col nulla, con pochi sparuti lettori, è presto da dire, e si spera alquanto improbabile. Anche applicazioni multimediali (audio, soprattutto) possono aiutare a rinnovare l’interesse per il genere. Senza illudersi, però e purtroppo, di uscire di tanto dalla nicchia.

(Paolo Armelli, via Wired.it)

Foto jblyberg CC-BY@flickr

 

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