Nuovi centri di comando Nato in Europa centro-orientale. La Slovacchia ne resta fuori

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L’Alleanza atlantica sta preparando modifiche di portata tale che non si vedevano dalla fine della Guerra Fredda. Sei nuovi centri di comando saranno creati nei paesi dell’Europa centrale e orientale, in conseguenza delle possibili minacce emerse dal conflitto tra Russia e Ucraina. Le strutture, definite con l’acronimo NFIUs (NATO Force Integration Units) saranno create in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria, allo scopo di aumentare drammaticamente la prontezza di risposta in caso dello scoppio di una crisi alla frontiera orientale dell’Europa. La novità riguarda anche una maggiore integrazione delle Forze armate dei vari paesi membri in unità congiunte di pronto intervento

Né la Slovacchia né l’Ungheria dunque – entrambe confinanti ad est con l’Ucraina – sarebbero interessate da questa evoluzione. Diversi esperti dicono che Bratislava e Budapest hanno dato negli ultimi mesi segnali contrastanti a livello di alleanza. Il Primo ministro slovacco Robert Fico, ad esempio, ha paragonato in una occasione il dislocamento di truppe Nato nel paese all’invasione delle truppe del Patto di Varsavia nel 1968. Parole, probabilmente, dettate da esigenze di politica interna. Ma non è l’unico nell’area.

In un commento per il sito dello European Council on Foreign Relations (ECFR) in gennaio, l’esperto di Europa orientale Daniel Hegedüs scriveva che «Mentre sia la Repubblica Ceca che la Slovacchia hanno rifiutato di ospitare truppe NATO sul proprio territorio, ad esempio, l’Ungheria non lo ha detto pubblicamente. Ma è anche noto che si tratta del paese con la politica più pro-Russia all’interno della Nato e dell’Ue per molte ragioni». Evidentemente, risponde il 31 gennaio John R. Deni dello Strategic Studies Institute a specifica domanda, «i politici in questi stati non percepiscono un maggiore senso di minaccia per la sicurezza». Caso del tutto opposto, invece, per Polonia e Paesi Baltici, «che percepiscono dalla Russia una minaccia quasi esistenziale», mentre in Romania e Bulgaria «le preoccupazioni sembrano focalizzarsi su una maggiore presenza e influenza russa nel Mar Nero».

(La Redazione)

Foto: usarmyeurope_images CC-BY-NC

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