Kekko Fornarelli: il mio jazz? Racconto colorato di un musicista curioso – Intervista

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È arrivato a Bratislava, sulla scia di ottime critiche e successo di pubblico in ogni angolo del globo, il jazz colorito e moderno di Kekko Fornarelli, che martedì 3 febbraio poterà sulla scena dell’Atelier Babylon con il suo Trio un “new jazz” colorito e moderno, frutto di un percorso personale non convenzionale. Autodidatta, Fornarelli, pianista barese 37enne, ha del jazz – musica potenzialmente cristallizzata a causa dei continui riferimenti alle origini afroamericane e agli standards che l’hanno resa universale – una visione libera, colorata, tridimensionale, e, soprattutto, contemporanea.

Non ha paura di sperimentare, Fornarelli, e lo fa anche con l’uso di strumentazioni elettroniche e campionature che certamente faranno storcere il naso ai puristi. Ma, a dire la verità, cos’è ormai rimasto di puro, non solo nella musica, ma nelle innumerevoli espressioni artistiche e culturali in un mondo contemporaneo che ha fatto – e giustamente – della contaminazione un modo di essere? E così Fornarelli immette nello spartito jazz le sue diverse influenze, che spaziano dalla musica classica (un giovanissimo amico mi diceva tempo fa di avere scoperto in Mozart un grandissimo precursore del genere … funky!!) all’elettronica trip-hop. Un viaggio lungo, e sicuramente non privo di brividi e sensazioni.

Tutto questo lo si potrà ascoltare dal vivo domani, quando si affiancheranno al piano di Fornarelli il contrabbasso di Giorgio Vendola e le percussioni di Dario Congedo. “Quarto uomo” invisibile le campionature elettroniche e sintetizzazioni di strumenti acustici, che arricchiranno il suono della band di una gamma virtualmente infinita di toni e colori, per portare sul palco le sonorità dell’ultimo disco Outrush uscito lo scorso anno.

Qui di seguito una intervista a Kekko Fornarelli in attesa di vederlo domani.

1) Hai cominciato da autodidatta. Ciò ti ha dato una marcia in più o ti ha creato problemi all’inizio della tua carriera?

Ho cominciato con il jazz, da autodidatta, ma con alle spalle un lungo e appassionato percorso di studi classici. Il fatto che mi sia avvicinato al jazz in modo naturale e spontaneo è stato certo un “problema”, agli esordi, in quanto non sono mai stato un pianista “mainstream“, quindi poco accostabile agli standards e difficilmente interessante per gli altri amanti del jazz tradizionale. Oggi posso però affermare che sia stato un elemento che mi ha aiutato a definire un mio personale linguaggio. Problema risolto 🙂

2) Come nasce il tuo personalissimo stile jazz?

Nasce dalla mia insaziabile curiosità nei confronti della musica, a 360 gradi. Del jazz ho sempre amato la libertà di espressione di ogni singolo momento, la possibilità di vivere ogni concerto con l’emozione della “prima volta”. Ma amo scrivere la mia musica seguendo un po’ l’approccio che si ha con le colonne sonore, cercando di raccontare la mia vita attraverso i miei brani, piccole istantanee da riprodurre in suoni e colori; seguendo i canoni del jazz più tradizionale, la mia scrittura non trovava appagamento, motivo per cui ho allargato i miei orizzonti e tratto spunto da altri generi, musica classica in primis, ma anche rock, trip-hop, per poter dar vita alle mie storie nel migliore dei modi possibili.

Ultimo importantissimo dettaglio: è importante tener presente che viviamo e suoniamo nel 2015, e anche il jazz (ma questo resta un mio personale parere) deve seguire un po’ la corrente dei tempi che corrono, anche per “riavvicinare” pubblico giovane a questo meraviglioso mondo.

3) Come ha avuto origine il Trio che suonerà al Babylon? Suoni anche in diverse formazioni?

Il Trio, che ad oggi resta il mio progetto più rappresentativo, è il risultato di tante sperimentazioni, prove, tentativi (a volte riusciti, a volte meno) di creare un ensemble capace di poter ricreare quella gamma di colori di cui avevo bisogno per la mia musica. Giorgio Vendola (contrabbasso) e Dario Congedo (batteria) sono giunti a farne parte, in tempi diversi, poiché perfetti per il loro ruolo (mi reputo un piccolo “architetto” della musica, quindi scelgo sempre accuratamente ogni musicista per il proprio linguaggio e/o caratteristiche: tutti devono sentirsi a proprio agio per poter dare il massimo).

Attualmente, sono anche impegnato con altri tre progetti personali:  il mio piano solo, Monologue (con cui sarò ad Amsterdam e Parigi il prossimo 6 e 7 febbraio), il nuovissimo quartetto Massive-4, un progetto internazionale che raccoglie quattro musicisti da Italia, Spagna, Svezia e Norvegia (che avrà la sua premiére a Bergen il prossimo 13 febbraio), ed il duo Shine, un progetto a metà tra jazz e musica elettronica con il quale ho girato il mondo lo scorso anno e con cui sto per realizzare il primo album quest’anno.

4) Un commento su Outrush.

Ogni scarrafone, è bello à mamma soja… 🙂

L’ultimo nato è sempre il più bello, non fosse altro perché rappresenta il presente e/o il passato più recente; i brani di Outrush raccontano le storie della mia vita di oggi.

5) Hai suonato in tantissimi club e festival, quale ti ha dato la maggiore soddisfazione e le più grandi emozioni?

Tutti, e lo dico con assoluta convinzione. Ogni attimo, palco, club, teatro, è stato un momento indispensabile da vivere, che mi ha insegnato e regalato qualcosa di importante.

6) Cosa ti aspetti dal concerto qui a Bratislava?

L’aspetto che amo della musica è la capacità di poter comunicare con essa. Ho scelto di suonare una musica “onesta” poiché mi piace raccontare di me, al pubblico, attraverso la musica: non deve esserci distanza tra artista e pubblico, solo amici che conversano. Quindi, ogni volta che suono in una nuova città, in un nuovo Paese, sono sempre eccitato dall’idea di poter conoscere nuovi amici e poter iniziare una conversazione con essi.

7) Sappiamo che dopo Bratislava volerai a Istanbul, come è la scena musicale in Turchia?

Istanbul e la Turchia sono una realtà che oggi mi incuriosisce moltissimo, ma non è certo l’unica: anche la Romania, o la Corea del Sud, come la Cina, stanno palesando una grandissima curiosità nei confronti del jazz e, soprattutto, del “new jazz“. Di conseguenza, oltre a sempre più numerosi festivals e club di notevole caratura, ci saranno di certo anche musicisti sempre più interessanti da scoprire. Lo dico sempre: Bisogna esser curiosi e cercare, cercare, cercare! Si possono scoprire sempre cose nuove ed interessanti…

(P.S., intervista di Antonia Grande)

Per saperne di più sul concerto leggi qui.

https://www.facebook.com/kekkofornarellipage

Foto © Lucia Fornarini 

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