Ucraina, strage a Mariupol. Riprende l’avanzata dei filorussi?

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da KIEV – La strage del 24 gennaio al mercato di Mariupol, la città nuovamente attaccata dalle forze separatiste con l’ausilio di forze russe senza insegne, ha risvegliato di colpo, con i suoi 30 morti e 93 feriti, le sonnolenti cancellerie europee, che sinora tacevano e fingevano di non vedere, mentre nell’autunno ingentissime  forze militari, carri armati, blindati, batterie missilistiche e sofisticati sistemi antiaerei provenienti dalla Russia passavano tranquillamente la ormai inesistente frontiera con l’Ucraina.

Il momento dell’attacco dei separatisti per allargare i territori controllati a scapito dell’Ucraina è ormai giunto, e l’allarmato e dolente richiamo di Federica Mogherini alla Russia è solo il lamento di chi sperava di riprendere presto a fare affari ad est riducendo le sanzioni, senza comprendere che l’impressionante dispiegamento di armi operato dalla Russia nei territori separatisti era il chiaro preludio ad un attacco.

Mariupol era stata misteriosamente risparmiata a fine agosto, quando le forze russe senza insegne avevano forzato la frontiera prendendo la città di Novoazovsk e giungendo alle porte di Mariupol, ormai praticamente sguarnita, senza però impadronirsene, forse perché l’impegno successivo di tenere la città avrebbe richiesto un’esposizione troppo evidente. Chi scrive ha potuto vedere di persona come, fino a poche settimane fa, l’uscita dalla città di Mariupol fosse vigilata da otto posti di blocco successivi, semplicemente custoditi da uomini armati, senza alcuna protezione, mentre le forze separatiste, dalla fine dell’estate, stazionavano appena fuori città. Gli abitanti vivevano da allora con la convinzione che facilmente la città avrebbe potuto esser presa dagli aggressori in qualunque momento. Quel momento sembra essere arrivato.

Spesso in questi mesi vi erano stati scambi di razzi fra le forze opposte, senza però che vi fossero vittime civili. Il capo dei separatisti, Alexander Zakharchenko, forte delle armi ammassate in questi mesi, ha dichiarato che ormai non è più tempo per accordi con l’Ucraina, e che le sue forze possono attaccare contemporaneamente su tre fronti. L’affermazione più gravida di conseguenze viene però dal presidente russo Vladimir Putin, che ha dichiarato che gli ucraini commettono il grande errore di credere di poter risolvere la situazione militarmente, mentre l’unica possibile soluzione è politica. Ciò equivale ad ammettere che la Russia non smetterà mai di sostenere militarmente i separatisti, e, vista la forza militare russa, il destino di ogni possibile guerra è segnato.

Il presidente Poroshenko, che è precipitosamente rientrato dall’Arabia Saudita, si era mostrato nei giorni scorsi ottimista, nonostante la perdita dell’aeroporto di Donetsk, affermando che le forze ucraine, nelle battaglie tra carri armati combattute nei giorni scorsi, avevano vittoriosamente respinto gli attacchi dei separatisti. Ora, che si svolgano battaglie tra carri armati in Europa dopo il 1945 è uno scenario che neppure la guerra civile jugoslava aveva mostrato. Il fatto che nella scorsa settimana le cancellerie europee tacessero, nonostante l’evidente e massiccia escalation della guerra, rivela una totale irresponsabilità, o forse il fastidio di dover ammettere che un ricco partner commerciale sia coinvolto in qualcosa di innominabile.

Lo sciagurato e ininfluente tiro di missili Grad sul mercato di Mariupol ha risvegliato giocoforza le sonnolenti coscienze. Mariupol rappresenta la prima chiave per un’avanzata rapida verso la Crimea: la Russia non riesce tecnicamente a realizzare il desiderato ponte sullo stretto di Kerch e i costi per il mantenimento della isolata Crimea si stanno facendo troppo elevati. Putin ormai sa che l’Europa non ha né la volontà né la forza né la convenienza di fermarlo. Nei prossimi mesi farà ciò che più gli conviene. L’Europa gli ha già mostrato tutto ciò di cui è attualmente capace. Il puro nulla.

(Giovanni Catelli, via EastJournal.net)

Foto Ucraina, Mariupol, giugno 2014, Atlantic Council CC-BY-NC-ND

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