Davos, il cambiamento climatico non fa paura ai capi d’azienda. Le regole sì

climatechange-inquinamento-co2-economia_(foto_wheatfields_2698573338@flicrk_CC)

Al World Economic Forum di Davos si discute spesso di ambiente, tanto che nelle edizioni del 2013 e 2014 il riscaldamento climatico era diventato uno dei temi principali, ma evidentemente o era una moda, oppure gli amministratori delegati delle grandi imprese che frequentano l’appuntamento annuale della crème della politica e dell’economia mondiali sono stati poco attenti.

Infatti, secondo il “18th Annual Global CEO Survey – A marketplace without boundaries? Responding to disruption”, presentato proprio a Davos da PricewaterhouseCoopers International, solo una piccola  minoranza di oltre 1.300 amministratori delegati (CEO) di 77 Paesi diversi ritiene che i cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità assoluta dei governi.

La vergogna per la deregulation finanziaria ed economica che ha portato il mondo a una grande crisi sembra già finita, e l’avidità è tornata di moda: infatti, tra le priorità della politica pubblica per il 2015, quasi due terzi dei CEO hanno affermato che i governi e i parlamenti dovrebbero concentrarsi principalmente sulla riduzione delle tasse, oltre che alla – giusta – formazione di lavoratori qualificati. Una parte minore ha detto che i governi dovrebbero piuttosto concentrarsi sugli investimenti nelle infrastrutture pubbliche, e  solo il 6% pensa che la lotta contro il cambiamento climatico o le azioni per mitigarne gli effetti dovrebbero essere una priorità di chi governa.

Anche se non solo gli ambientalisti, ma ormai anche le grandi compagnie di assicurazione, affermano che – se non verrà affrontato – il cambiamento climatico potrebbe costare alle grandi imprese centinaia di miliardi di dollari, la mancanza di preoccupazione per il cambiamento climatico è evidente e allarmante, visto che guarda assai da vicino anche i veri padroni dell’economia mondiale e i lobbisti che condizionano le politiche dei governi (e che a volte ne dettano la composizione). Solo 6 mesi fa l’ex sindaco di New York, il miliardario Michael Bloomberg, l’investitore Tom Steyer e l’ex segretario Usa al Tesoro Henry Paulson hanno pubblicato un rapporto del Risky Business Project che esortava i leader aziendali a ridurre le emissioni di CO2 e a fare della lotta ai cambiamenti climatici una priorità assoluta. I risultati non sono stati quelli sperati.

Prosegui la lettura su GreenReport.it.

Immagine: net_efekt CC-BY

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google