Salario minimo, come funziona in Europa

Lo prevedono 22 stati membri su 28 e diversi paesi candidati all’Ue, ma in Italia, come in Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia non c’è

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Non tutti i paesi dell’Unione Europea sono dotati di salario minimo, in Italia ad esempio non c’è, e dove è previsto varia notevolmente da uno Stato membro all’altro a causa di sistemi nazionali differenti che ne disciplinano la definizione, l’implementazione ed il monitoraggio. Sono 22 su 28 i Paesi europei che disciplinano un salario minimo a livello nazionale (Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria). A questi si è aggiunta recentemente la Germania, dove il salario minimo nazionale è ufficialmente entrato in vigore il 1 gennaio di quest’anno. La retribuzione minima a livello nazionale è inoltre prevista in diversi paesi candidati ad entrare nell’Ue, come Albania, Montenegro, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Serbia e Turchia.

Nonostante la sua larga diffusione all’interno dell’Unione Europa e negli Stati che dovrebbero entrarne a far parte, il salario minimo continua ad essere fortemente eterogeneo, con forti differenze da uno Stato all’altro. Se in Lussemburgo è di 11,10 euro all’ora, il più alto in Europa, la Bulgaria prevede per i propri cittadini sono 1,04 euro all’ora, la cifra più bassa definita da una nazione europea. Grazie a une legge approvata per volontà dell’ultimo governo Merkel in Germania i datori di lavoro dovranno invece corrispondere ad impiegati ed operai una retribuzione minima non inferiore a 8,5 euro l’ora.

Dopo il Lussemburgo i salari minimi più alti sono in Francia (9,53), Olanda (9,11), Belgio (9,10), Irlanda (8,65), La Germania, Regnio Unito (7,43), poi ma abbastanza distaccate Slovenia (4,56), Malta (4,15), Spagna (3,91, Grecia (3,35)

Nei paesi europei dove invece i sindacati giocano un ruolo forte ed i salari minimi sono stabiliti nei contratti collettivi specifici di settore, si è preferito continuare a non prevedere un salario minimo nazionale. Cadono in questa categoria l’Italia insieme a Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia.

Il diritto di un lavoratore di ottenere una retribuzione equa è sancito dalla Carta sociale europea, ratificata da tutti gli stati membri Ue. Tuttavia, i salari minimi non sono disciplinati dall’Unione Europea poiché la loro regolamentazione rientra tra le competenze esclusive degli Stati membri. Al contempo, il dibattito sulla definizione di una soglia salariale minima europea, ha ripreso slancio negli ultimi anni. In particolare, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, nel suo intervento al Parlamento Ue prima della votazione che avrebbe confermato la sua nomina, aveva dichiarato di voler lavorare per “definire un salario sociale minimo, un reddito minimo garantito in tutti i paesi dell’Unione Europea”.

Sotto: Salario minimo in Europa (Luglio 2014), Eurostat

(Daria Delnevo, via EuNews.it)

Foto tpsdave 

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