Nove anni fa la più grande tragedia delle Forze armate slovacche

Hejce (Hu), luogo della tragedia aerea del 19.1.2006 (mod.gov.sk)

Si è tenuta ieri presso il villaggio ungherese di Hejce la cerimonia di commemorazione del più grande disastro aereo che ha colpito la Slovacchia indipendente. Il 19 gennaio 2006, nove anni fa, si schiantò sul fianco del colle Borsó, a pochi chilometri dal confine slovacco, un velivolo militare An-24 diretto a Kosice che rientrava da una missione in Kosovo. Furono 42 i soldati slovacchi morti in quell’incidente, che lasciò un solo sopravvissuto.

Il Ministro della Difesa Martin Glvac è intervenuto, come ogni anno, insieme al capo di Stato Maggiore Generale delle Forze armate slovacche, generale Milan Maxim, alla cerimonia che si tiene in due tempi, la prima parte nel villaggio di Hejce e la seconda sulla collina Borsó. Ma con loro quest’anno era anche il Presidente della Repubblica slovacca Andrej Kiska, che è anche il comandante supremo delle Forze armate. Egli ha sottolineato che non si potrà mai dimenticare la più grande tragedia dell’Esercito Slovacco. «42 persone qui sono rimaste uccise e hanno prematuramente conclusa la loro vita. E così come essi hanno fatto onore al nostro Paese, è nostro dovere fare onorare la loro memoria».

Il velivolo stava riportando in patria i militari che avevano concluso il loro semestre di servizio nella missione di pace KFOR in Kosovo in ambito Nato. Decollato da Pristina (allora in Serbia, prima che il Kosovo dichiarasse la sua indipendenza nel 2008), era diretto all’aeroporto slovacco di Kosice. Intorno alle 19:38 del 19 gennaio l’aereo scomparve dagli schermi radar dei controllori del traffico aereo, e si schiantò sul terreno boscoso, innevato e ghiacciato (al momento dell’impatto nella zona la temperatura era a -18° centigradi) della collina Borsó, a circa 700 metri di altitudine vicino al villaggio ungherese di Hejce. Circa 20 km dalla sua destinazione Kosice, e appena 3 km dal confine con la Slovacchia. L’aereo si sarebbe incendiato quando al contatto con le cime degli alberi, per poi schiantarsi al suolo, lasciando rottami sparsi su una vasta area.

Hejce (Hu), luogo dello schianto aereo con 42 soldati morti (foto_mosr-sk)

I soccorritori hanno trovato una fusoliera ormai completamente arsa, e condizioni molto difficili per cercare sopravvissuti, dovute, oltre che per le basse temperature, alla ripidità del terreno e alla presenza di folta vegetazione, che impediva l’atterraggio agli elicotteri. Ad allertare i soccorsi fu la moglie dell’unico sopravvissuto, il tenente Martin Farkas, che la chiamò al cellulare riferendole che l’aereo era precipitato in una foresta. Farkas fu portato a Kosice, dove fu messo in coma farmacologico, prima di ristabilirsi ed essere dimesso. La sua fortuna, secondo le perizie, fu che al momento dell’incidente si trovava nella toilette dell’aereo, luogo che fu miracolosamente meno danneggiato del resto della carlinga.

Parrebbe che l’aereo, nel buio del precoce pomeriggio invernale, sarebbe sceso troppo presto di quota, verso le luci di Kosice in lontananza, non rispettando la quota di sicurezza, probabilmente a causa di una “perdita di orientamento situazionale e verticale”, come ha sostenuto la commissione d’indagine, secondo la quale durante la transizione dal volo strumentale all’approccio visivo per l’aeroporto di Kosice i piloti apparentemente non hanno regolato correttamente il radioaltimetro. Essi “hanno probabilmente sottostimato l’altezza del terreno sottostante dell’aeromobile e delle sue immediate vicinanze”, dice il rapporto. In più, un rapporto dell’unità prevenzione delle catastrofi dell’Ungheria avrebbe stimato che nel passaggio dai controllori di volo ungheresi a quelli slovacchi il velivolo si sarebbe allontanato di circa 3 km dalla traiettoria delineata nel piano di volo.

Hejce (Hu), memoriale alla tragedia aeree del 19.1.2006 (mod.gov.sk)

Nel settembre 2006 il governo slovacco stanziò un milione e mezzo di corone per la costruzione di un memoriale sul luogo dell’incidente, a cui si aggiunse una somma simile da raccolta fondi del Ministero della Difesa, e un altro milione e mezzo fu messo insieme dal governo grazie a donazioni pubbliche. Il monumento, che costò 4,5 milioni di corone (circa 150mila euro), fu inaugurato il 19 gennaio 2007, in occasione del primo anniversario della tragedia. È composto di statua in bronzo raffigurante una figura umana che cade circondata da quattro tronchi d’albero alti 6 metri spezzati dalla caduta dell’aereo. Il monumento una una base in granito dei Tatra.

Dei 42 morti, la maggior parte era inquadrata nel battaglione meccanizzato Trebišov. Il giorno dopo la Slovacchia dichiarò 24 ore di lutto nazionale. Il relitto dell’An-24 è stato portato presso la base aerea di Presov. Anche i funerali, con gli onori militari, si tennero a Presov, alla presenza di migliaia di cittadini.

Fu dopo questo incidente che il governo slovacco cominciò a ragionare della sostituzione dei vecchi Antonov sovietici (quello caduto a Hejce era stato prodotto nel 1969). Un paio di anno dopo si tenne una gara pubblica per l’acquisto di nuovi velivoli militari da trasporto. Gara vinta dall’italiana Alenia che ha però dovuto attendere altri sei anni prima che, a fine ottobre 2014, venisse firmato il contratto con il Ministero della Difesa per l’effettiva fornitura di due C-27J Spartan, che verranno consegnati rispettivamente nel 2016 e 2017, oltre a un programma di formazione e manutenzione per gli anni a venire.

(La Redazione, Fonte Ministero della Difesa, Wikipedia)

Foto: Hejce (Hu), luogo della tragedia del 19.1.2006 (mod.gov.sk) 

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