Russia, i bilanci del 2014

medvedev-putin_(wikipedia)

L’inizio di un nuovo anno non è solo un periodo di buoni propositi – il più delle volte difficili da realizzare – ma è anche tempo di tirare le somme di quello appena passato. E questo ai russi piace tanto. Diversi giornali se ne occupano; Nezavisimaja Gazeta dedica un intero numero ai bilanci del 2014.

Il 2014, aprendosi con i Giochi Olimpici di Sochi, avrebbe dovuto affermare sul piano internazionale l’autorità e il peso della Russia e di Putin; si è concluso invece con un processo di “inorientamento” della Federazione, sempre più attanagliata da una profonda crisi economica con presagi di recessione.

La cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi è coincisa con la fuga del presidente ucraino Janukovič da Kiev in Russia su un aereo militare russo. Il che ha sancito apertamente il trionfo di euromaidan e dei suoi sostenitori, e la diffusione di un sentimento antirusso in Ucraina. Cosciente di stare perdendo un partner importante per i suoi commerci e soprattutto un’area strategica sul Mar Nero, Putin, sfidando la geopolitica, ha annesso la Crimea, dopo che questa con un referendum discutibile si era detta pronta ad abbracciare la Federazione. Accettando la sfida, Stati Uniti e Unione Europea hanno ribattuto imponendo le ben note sanzioni. Nonostante possa sembrare che queste vadano in definitiva a ledere più all’economia europea che a quella russa, non si può dire che parte della crisi che sta attanagliando la Russia non dipenda anche da queste limitazioni commerciali.

Le sanzioni hanno risvegliato in Russia l’attenzione sull’economia; è emerso chiaramente come l’edificio russo ponga le sue fondamenta principalmente sul settore energetico (che produce il 30% del PIL e corrisponde ai due terzi dell’export) e sul mercato finanziario occidentale (dai cui finanziamenti dipendono molte aziende e banche russe). Questi due ambiti dell’economia sono ampiamente controllati dal blocco euro-atlantico, con il quale Putin ha intrapreso un aspro confronto: lo sviluppo economico e lo stesso umore della politica e della popolazione nel 2015 ne sarà certamente influenzato. La produzione energetica, ad esempio, nei prossimi anni si bloccherà perché mancheranno le tecnologie di estrazione occidentali in Siberia.

La caduta di valore del rublo ha significato un aumento del prezzo delle merci importate e una maggiore inflazione; inoltre ha abbassato di conseguenza il potere di acquisto e il tenore di vita della popolazione, in particolare della classe media. Anche le aziende poi, già di per se indebitate con le banche per 650 miliardi di dollari, difficilmente solveranno i loro debiti, non solo a causa della perdita di valore del rublo, ma anche della mancanza di crescita. A stento molte di queste riusciranno a sopravvivere. Per quanto riguarda la Banca Centrale russa, dall’inizio della svalutazione della moneta ha perso 80 miliardi di dollari.

Putin ha compreso che giocare secondo le regole del mercato vuol dire seguire sostanzialmente le regole dell’Occidente; il che conduce a sconfitta certa (la produzione negli Stati Uniti intanto, nell’ultimo trimestre, è cresciuta del 5%). Pertanto, la scelta di deviare il suo corso verso Oriente è da interpretare solo alla luce della questione economica, e non da ricollegare ideologicamente ad una tradizione di ortodossia, autocrazia e mancanza di democrazia, che potrebbe suggerire una maggiore identità con i sistemi asiatici.

Per quanto riguarda le proteste – anche alla luce dell’ultima condanna del blogger Naval’nij –, queste non si sono ancora trasformate, nel 2014, da dispute e critiche virtuali, in concrete opposizioni e resistenze politiche. La teoria marxista-leninista un secolo fa propugnava l’idea che la lotta politica nasce principalmente da una lotta economica per il miglioramento delle condizioni di vita. E la crisi ne sta potenzialmente creando le condizioni.

Parte del contenuto e i dati riportati nell’articolo si basano su un editoriale di Konstantin Remčukov per Nezavisimaja Gazeta.

(Martina Napolitano, via EastJournal.net)

Foto Russavia Wikimedia CC-BY-3.0

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