INCE: compie un quarto di secolo l’Iniziativa centro-Europea

iniziativa centro europea ince (elab_BS)

L’Iniziativa Centro-Europea (In.C.E.) ha celebrato il proprio venticinquesimo anno di attività nel 2014. In occasione di questo primo giro di boa nella storia dell’organizzazione, è interessante analizzare come si sia sviluppata nel tempo, riflettendo i cambiamenti negli equilibri politici europei. L’In.C.E. è nata a Budapest l’11 novembre 1989, a pochi giorni dalla caduta del Muro di Berlino. Quattro Paesi (Italia, Austria, Ungheria e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) si sentirono in dovere di prendere l’iniziativa e adottarono una Dichiarazione Congiunta che racchiudeva la propria intenzione di “rafforzare le relazioni di buon vicinato e sviluppare varie attività di cooperazione tra i rispettivi paesi”. Con l’intento di superare la divisione in blocchi, lanciarono quello che denominarono “Quadrangolare”.

L’organizzazione ha preso piede ed è cresciuta notevolmente nei primi anni ’90. Nel 1990 e 1991 si unirono al gruppo rispettivamente Cecoslovacchia e Polonia. L’ormai “Esagonale” venne rinominata Iniziativa Centro-Europea nel 1992, anno dell’ingresso di tre nuovi Stati, dopo la disgregazione della Jugoslavia: Bosnia Erzegovina, Croazia e Slovenia. Dal 1992 ad oggi, l’accesso di Albania, Bielorussia, Bulgaria, Moldavia, Romania e Ucraina (1996), Serbia e Montenegro (2000) e infine Montenegro (2006) ha completato l’attuale assetto, composto da 18 Stati Membri. Di essi, dieci sono membri UE effettivi, cinque sono inclusi nelle future prospettive di allargamento, e tre beneficiari delle politiche di vicinato. L’In.C.E. è oggi il più grande e longevo forum regionale intergovernativo nell’Europa centrale, orientale e balcanica, il cui obiettivo è quello di supportare l’integrazione europea tramite forme di cooperazione tra gli Stati Membri e gli organismi direttivi dell’UE.

Per quanto riguarda la sua struttura, l’In.C.E. tiene annualmente un summit dei Ministri degli Affari Esteri e dei Capi di Governo, mentre la gestione operativa fa capo al Comitato dei Coordinatori Nazionali, che si riunisce a cadenza periodica ed è l’organo incaricato di gestire gli strumenti di cooperazione e di implementare i progetti. Dispone di un Segretariato Esecutivo, che ha sede a Trieste, e di un Ufficio di collegamento con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) di Londra. Grazie al Fondo In.C.E. presso la BERS, istituito dal Governo italiano nel 1992, i due enti intrattengono stretti legami di collaborazione. Il funzionamento dell’Iniziativa è assicurato da contributi obbligatori dei Paesi membri, con l’Italia come maggiore donatore (non a caso è Trieste la sede dell’unico organo permanente).

Dal 1 gennaio 2014 l’Austria è succeduta all’Ungheria nella Presidenza di turno dell’Iniziativa. La missione principale dell’In.C.E. oggi è promuovere la coesione e assistere gli Stati membri, in particolare quelli al di fuori dell’UE, nel loro percorso di consolidamento economico, politico e sociale. Un tempo puro forum politico–diplomatico, ha sviluppato nel tempo un approccio operativo, e dal 2004 l’In.C.E. è molto attiva nell’ambito della programmazione comunitaria, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione territoriale e avvicinare alle istituzioni europee gli stati membri non ancora parte dell’UE. Dal canto loro, i Paesi aderenti all’Iniziativa che non sono membri dell’UE vedono nell’In.C.E. un saldo ancoraggio della prospettiva europea e una preziosa opportunità per acquisire standard comunitari. Proprio la capacità di impegnarsi nella cooperazione regionale è uno dei criteri prioritari presi in considerazione dalla Commissione Europea per misurare i progressi di un Paese nel percorso di avvicinamento all’UE.

Data la sua composizione geografica, promuove inoltre il dialogo tra macro-regioni, con particolare riferimento a quella danubiana, quella adriatico-ionica e a quella baltica. L’Iniziativa opera attraverso una dimensione governativa, una dimensione parlamentare ed una dimensione “Business” (tra le Camere di Commercio), ed i settori di attività includono sviluppo economico (clima, ambiente, energie rinnovabili, supporto alle imprese, turismo, trasporti, agricoltura sostenibile) e umano (formazione delle risorse umane, information society, media, scienza e tecnologia, cooperazione interculturale e tutela delle minoranze, cooperazione transfrontaliera e transnazionale). Le priorità ed i settori di interesse vengono definiti da un piano di azione triennale.

(Federica Dadone, RivistaEuropae.eu)

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