La Befana vien di notte – L’angolo di Michaela


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La notte della Befana è la notte dal 5 al 6 gennaio. Inutile spiegarlo agli italiani che con la Befana sono amici dalla più tenera età. Vorrei avvicinare questo strano personaggio a quei lettori di Buongiorno Slovacchia   che non sono di origine italiana e la Befana non la conoscono.

sebo_befa1Il nome Befana viene dall’ Epifania (Zjavenie Pána o Traja králi) e il personaggio prende vita la notte prima dell’arrivo dei tre Re Magi da Gesù Bambino. Trattasi di una donna vecchia e brutta, con i vestiti logori, porta sempre le ciabatte e un cappello o la sciarpa e si sposta muovendosi sulla scopa volante. Così descritta darebbe l’impressione di essere in tutto e per tutto una strega (sebbene la scopa anticamente fosse un simbolo purificante, nel medioevo divenne un accessorio attribuito alle streghe), bosorka oppure ježibaba. Sta di fatto che per essere una vera strega le manca la caratteristica principale: la malvagità. In effetti, la Befana – se pur brutta – è ben vista da tutti, perché arriva nelle case per portare dei doni ai bambini (per lo più sono dei dolciumi e piccoli giocattoli; in passato la Befana era la personificazione dei regali). Per i bambini che durante l’anno precedente erano un po’ monelli porta anche del carbone (nell’era moderna i bambini monelli non vengono più puniti con del vero carbone, ma ricevono in dono il carbone dolce: vi assicuro cari lettori slovacchi che ha un aspetto raccapricciante, dopo quindici anni che vivo in Italia non sono riuscita ancora ad assaggiarlo, questo zucchero nero chiamato carbone dolce!).

Forse la potremmo definire come “la strega buona”? Mi suona sinistro quanto “dobrá bosorka”. Una strega buona in effetti non esiste: se è buona, non è più una strega, bensì una fata, víla. La Befana sarà allora una fata? No, non quadra: le fate sono per lo più giovani e sono sempre molto belle. Siccome “fata vecchia”, stará víla suona davvero male, preferisco la prima opzione: da ora in poi descriverò la Befana come l’unica strega buona del mondo. (Se in altri paesi dovessero esistere altre streghe buone, fatemelo sapere che le facciamo incontrare!)

Allora cosa fa di bello, questa Befana? La sera del 5 gennaio nelle case italiane (vicino alle finestre o sui caminetti) vengono appese delle calze che la Befana riempie. L’usanza delle calze sembra provenire da un’antica storiella “cristianizzata” risalente al XII secolo, che volle i tre Re Magi impegnati nella ricerca della casa dov’era nato Gesù Bambino; non trovando la casa chiesero indicazioni a una vecchia donna. Questa però non volle accompagnarli. Solo più tardi si pentì della sua riluttanza e uscì da casa con un cesto pieno di dolci per raggiungerli. Non trovando più i Re Magi, entrò in ogni casa e lasciò un dono ad ogni bambino che incontrò nella speranza che tra loro ci fosse anche il piccolo Gesù.

Le calze che nelle case vengono appese sono un dono per la Befana che se ne può servire nel caso che le sue calze siano già troppo logore, a forza di girare tutte le case del mondo cercando il Gesù bambino.

Anticamente la dodicesima notte dopo il solstizio invernale si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che durante queste notti delle figure femminili volassero sopra i campi coltivati propiziando la fertilità per i futuri raccolti. Ci sono altre usanze pagane tutt’oggi vive come quella di vestire un fantoccio con abiti femminili logori: rappresenta l’anno vecchio e nell’anno nuovo viene bruciata (in alcune zone questo accade per la Quaresima).

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In alcune zone della Toscana (Val di Serchio) solo per l’Epifania si preparano dei biscotti chiamati “le befane”: i dolci venivano confezionati e regalati ai bambini che la sera del 5 gennaio passavano da casa a casa, a “cantare La Befana”. Sempre alle porte della Garfagnana, in Pegnana (comune di Barga – uno dei borghi medioevali più belli d’Italia), trovate “La casina della Befana”: dal 2004 la Befana ci risiede tutto l’anno; vive in una casina di legno nel bel mezzo di un bosco di castagni, accompagnata dal suo fedele asino e dagli animali del cortile, ed è possibile farle una visita!

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Casina della Befana di Barga (foto aut. Assoc.“Perché la tradizione ritorni”)

In Slovacchia c’è un detto legato strettamente alla natura e al risvegliarsi del sole dopo il solstizio invernale: “Na Nový rok o slepačí krok, na Tri krále o krok dále.” Di un passo di gallina per L´Anno Nuovo, per l’Epifania di un passo d’uomo. Il detto racchiude la nozione sull’allungarsi delle giornate che è molto evidente nell’arco di questi sei giorni all’inizio dell’anno: il sole ritorna a splendere, ci porta la promessa della primavera.

In tanti aspetti la Befana ricorda non poco il modo di fare di Mikuláš (San Nicola) che arriva la notte del 5 dicembre e porta anche lui dei dolciumi ai bambini che erano buoni. Pur conoscendo la Befana, le sue origini e le usanze ad essa legate, non penso che il mio cuore possa mai battere veloce per la Befana come batteva per Mikuláš, come credo nessun italiano si lascerà veramente trasportare da Mikuláš, in quanto gli mancano quelle “memorie infantili” che rendono tutto magico e rimangono nei nostri cuori per tutta la vita, anche quando pensiamo di non crederci più.

Sono più fortunati i bambini italiani, con la loro Befana, o quelli slovacchi, con il loro Mikuláš? Vi svelo un segreto: i più felici in assoluto sono quei bambini figli di coppie miste slovacco-italiane. Puntuali e con la fede assolutamente irremovibile preparano gli stivali il 5 dicembre e la calza il 5 gennaio, perché a casa loro arrivano…sia Mikuláš che la Befana!

(Michaela Sebokova Vannini – vedi il suo sito Cucinare Scrivendo)

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Fonte noti storiche: Wikipedia.it

 Foto Michaela Sebokova Vannini (foto Casina della Befana con gentile autorizzazione dell’Associazione “Perché la tradizione ritorni”)

1 comment to La Befana vien di notte – L’angolo di Michaela

  • Claudio bertoncini

    Perfetto, Michaela. Solo una cosa voglio aggiungere riguardo all’allungamento delle giornate. Un proverbio italiano così dice:” Per San Tommè (Tommaso, 29 Dic.) i giorni allungano quanto il gallo alza il piè(piede).

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