Apre a Roma l’Istituto Storico Slovacco. Suo compito la ricerca negli archivi romani e vaticani

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Si è inaugurato solennemente lunedì 15 dicembre, presso i locali dell’Ambasciata Slovacca in Italia, l’Istituto Storico Slovacco di Roma, alla presenza di diverse autorità e personalità del mondo accademico da Slovacchia, Italia e Santa Sede. L’Istituto, che è stato creato grazie a una legge dello scorso anno, ha iniziato da pochi mesi le sue attività di ricerca storica avvalendosi dell’accesso ai documenti che riguardano la storia della Slovacchia siti presso gli archivi in Italia e in Vaticano.

A battezzare il nuovo istituto, nel quale si adoperano oltre una dozzina di ricercatori e storici, è stato il Presidente del Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca Peter Pellegrini, che nel suo discorso ha sottolineato la necessità di una istituzione scientifica nazionale a Roma, che molte altre nazioni hanno già da tempo all’ombra del Colosseo. Sono infatti 14 le altre nazioni europee ad avere una tale organizzazione su suolo romano.

Presenti erano il deputato Dušan Čaplovič (Smer), già vice Premier e poi Ministro dell’Istruzione, e Jozef Mikloško, deputato cristiano-democratico (KDH) ed ex Ambasciatore in Italia, tra gli iniziatori del progetto. A fare gli onori di casa gli Ambasciatori in Italia Maria Krásnohorská e presso la Santa Sede Peter Sopko. Oltre a diversi accademici di rango del mondo italiano, internazionale e vaticano, era presente il Cardinale tedesco Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, e il segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, l’arcivescovo slovacco Cyril Vasil.

La festa di inaugurazione è stata occasione per una digressione della professoressa Emilia Hrabovec, direttore dell’Istituto, che si è soffermata sulle relazioni tra la Slovacchia e la Santa Sede durante la guerra fredda, e sula politica del Vaticano verso i paesi orientali, la cosiddetta Ostpolitik.

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L’istituto ha ora in preparazione il primo numero della sua rivista scientifica Slovak Studies e diverse monografie di una propria collana editoriale. Il segretario dell’ente, Marek Pucik, ha sottolineato come sia stato un notevole successo per l’Istituto l’essere stato accettato nella prestigiosa Unione degli Istituti archeologici, storici e di storia dell’arte di Roma già nel primo anno di attività.

La professoressa Hrabovec ha spiegato che malgrado l’Istituto sia di recentissima istituzione (se non altro perché la Slovacchia ha ottenuto da poco l’indipendenza, arrivata peraltro dopo quarant’anni di regime comunista), gli studi slovacchi in Vaticano e a Roma sono molto più antichi. Hrabovec fa risalire alla fine del XIX secolo i primi studi sistematici nell’Archivio segreto Vaticano da parte di Ján Kvačala, uno storico della Riforma. Un Istituto storico cecoslovacco si stabilì a Roma nel 1923, cinque anni dopo la creazione del nuovo stato, ma la stragrande maggioranza di studiosi arruolati era di origine boema.

Con l’arrivo del comunismo, nel 1948, venne a mancare per molto tempo la possibilità per gli storici slovacchi di fare ricerche nella città di San Pietro. Soltanto coloro residenti all’estero poterono farlo. Ad esempio, il gesuita padre Michal Lacko, primo presidente dell’Istituto Slovacco a Roma [poi Istituto Slovacco dei Santi Cirillo e Metodio – ndr]. Ma anche due medievalisti, Peter Ratkoš e Richard Marsina, poterono recarsi eccezionalmente nel 1969 dalla Slovacchia a Roma, che aprirono la strada ad altri (pochi) studiosi della stessa epoca storica.

Ma fu soltanto dopo la caduta del regime che fu possibile per gli storici slovacchi accedere di nuovo agli archivi romani, e si iniziarono seri passi per arrivare alla creazione di un Istituto Storico Slovacco in loco, che iniziò ad operare con un gruppo di lavoro istituito per lo studio sistematico dell’Archivio segreto Vaticano e della Biblioteca Vaticana nel 1991 con decine di medievisti e studiosi di storia moderna che hanno pubblicato i loro studi in diverse riviste scientifiche slovacche. Ma pochi anni dopo, per mancanza di fondi, l’istituto cessò di operare e fu ufficialmente sciolto nel 1998.

Un secondo tentativo fu fatto con la creazione nel 2004 di un Istituto Storico Slovacco di Roma con sede presso l’Università di Trnava, nella sede della città di Trnava, che svolse un lavoro importante pubblicando l’edizione Slovaciae Monumenta Vaticana.

Ma solo nel 2013 fu fatto il passo decisivo, con una legge apposita che istituisce l’istituto come organizzazione statale separata e indipendente, finanziata da fondi del Ministero dell’Istruzione. Nel marzo 2014 le prime attività del nuovo Istituto, con la nomina del direttore, scelto dal Consiglio Scientifico dell’Istituto.

Principali compiti dell’Istituto Storico sono consentire ai ricercatori slovacchi la più ampia ricerca storica negli archivi e biblioteche italiani e vaticani, e presentare i risultati alla comunità scientifica internazionale e nazionale.

Per maggiori informazioni vedere il sito dell’Istituto www.shur.sk.

(La Redazione)

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