Slovenske Elektrarne, polizia a caccia di documenti. La proprietà di Gabcikovo denuncia una frode

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Diversi fatti degli ultimi tempi hanno riportato alta la tensione nei rapporti tra il maggior produttore di energia elettrica nel Paese, Slovenske Elektrarne (SE), e in particolare il suo azionista di maggioranza Enel, e il governo slovacco. L’ultimo atto è l’irruzione della polizia, il 16 dicembre, nella sede di SE a Bratislava, nel corso della quale i poliziotti avrebbero raccolto documenti, come già avvenuto in una operazione simile questa estate. Altre visite degli investigatori si sono svolte presso la centrale idroelettrica di Gabčíkovo, materia del contendere in queste ultime settimane tra governo e SE, e anche presso la centrale nucleare di Jaslovske Bohunice.

Il capo della polizia Tibor Gaspar ha comunicato che si tratta della ricerca di ulteriori prove nell’indagine già in corso da qualche tempo sulla società. A suo tempo, dal Ministero dell’Economia, che gestisce la quota minoritaria (34%) di SE in mano allo Stato, aveva detto che la raccolta di documenti riguardava il periodo di privatizzazione della società, conclusosi nel 2006 con la cessione del 66% a Enel.

Secondo il canale tv privato JOJ il raid di martedì era presumibilmente legato all’affaire Gabčíkovo, e al contratto con SE che lo Stato ha disdetto con vigore immediato nei giorni scorsi, accusando la società elettrica di diverse questioni irrisolte. SE, come già in passato, ha assicurato in una nota di garantire la sua totale collaborazione con le autorità e gli investigatori, e ha specificato che l’operazione di polizia era volta a mettere insieme altra documentazione e informazioni in seguito alla visita precedente. Nel giugno scorso la società aveva detto che le operazioni alle quali la polizia era interessata facevano riferimento al periodo precedente all’ingresso di Enel nella compagine societaria.

Due settimane fa, il 4 dicembre, il Primo ministro Robert Fico ha comunicato la decisione del governo di rescindere il contratto tra la società statale Slovenská Vodohospodárska Výstavba (SVV) e Slovenske Elektrarne, firmato nel 2006, per l’affitto della centrale idroelettrica da 720 MW di Gabčíkovo, che produce elettricità grazie alla diga di Gabčíkovo-Nagymaros sul Danubio a sud di Bratislava. Fico ha detto in seguito che Slovenske Elektrarne e il gruppo Enel che la gestisce erano stati avvertiti con lettere ufficiali nelle quali si contestava alla società elettrica di non aver rispettato alcune clausole fondamentali del contratto. SE ha negato tutte le accuse, e ha informato di essere ancora in attesa di una notifica formale della rescissione del contratto, non escludendo di dare avvio ad azioni legali per difendere i suoi interessi.

La società SVV, gestita dal Ministero dell’Ambiente, avrebbe inviato a fine agosto una relazione al governo in cui si spiegava il mancato rispetto del contratto di affitto da parte di SE, riferendosi presumibilmente al mancato pagamento di questa dei 5 milioni di euro annui pattuiti a contratto per la manutenzione dell’impianto. Proprio l’altro ieri, mentre la polizia era nella sede di SE, Vodohospodárska Výstavba ha presentato una denuncia contro ignoti con accuse di un presunto tentativo di frode.

Appena il giorno prima, il Premier Fico aveva detto in un programma della tv statale Rtvs che il governo non aveva paura di eventuali procedimenti giudiziari o di arbitrato (lanciati da SE) per la risoluzione del contratto di Gabčíkovo. La dichiarazione aveva fatto seguito all’annuncio da parte della società elettrica di una richiesta di risarcimento per la chiusura anticipata del contratto, che era stato firmato per un periodo di 30 anni.

Fico ritiene che la centrale idroelettrica sia stata “un regalo” agli italiani del governo Dzurinda, con condizioni svantaggiose per lo Stato slovacco e in contrasto, ha ribadito, con il diritto internazionale. Secondo lui, l’impianto non sarebbe mai dovuto essere affittato. Sulla base di un conteggio che considera che il 35% del rendimento della centrale va a SE e a Enel come azionista di maggioranza, Fico ha detto che SE ha incassato in soli otto anni 340 milioni di euro. Una cifra enorme, soprattutto se confrontata con il costo di 840 milioni che Enel ha sostenuto per acquisire i due terzi della società elettrica. Riprendendosi l’impianto, sicuramente lo Stato non ci perderà, ha sottolineato Fico. Anzi, può solo guadagnarci. Secondo il Ministro dell’Ambiente Peter Ziga, lo Stato non è in grado, per il presunto rifiuto di SE a fornire documentazione adeguata, se la società elettrica riversi nelle casse dello Stato il 65% dei ricavi come da contratto. Una ipotesi respinta con forza da Slovenske Elektrarne, che assicura che il modello di funzionamento della centrale è economicamente vantaggioso sia per lo Stato che per la società.

Contrario allo scioglimento del contratto l’ex Ministro dell’Economia Juraj Miskov, secondo il quale riprendendosi la centrale, lo Stato dovrà anche sostenere le spese della prevista revisione globale delle turbine, il cui termine ventennale è già scaduto nel 2012 e che SE avrebbe dovuto mettere in cantiere. Si tratta di una spesa di 80 milioni di euro. In più, Miskov avverte che Enel potrà ora chiedere un risarcimento allo Stato del valore di centinaia di milioni di euro.

(La Redazione, diverse fonti di stampa)

Foto Dean Calma / IAEA CC-BY-NC-ND

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