Turismo: anche gli italiani mollano la Slovacchia. E vanno in Lituania

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Il crollo del turismo slovacco messo in luce nel recentissimo rapporto trimestrale dell’European Travel Commission (vedi altro articolo), un sonoro -11,2% di pernottamenti, ha a che fare anche con l’Italia. Anche gli italiani sembrano essere meno attratti dalle sirene di un viaggio in Slovacchia. Le statistiche mostrate nel rapporto mostrano che su base annua sono il 13% in meno gli arrivi in Slovacchia dall’Italia, e il 12% in meno i pernottamenti di turisti italiani. Numeri molto simili sono indicati nelle statistiche per il primo semestre 2014 pubblicate in ottobre dall’Agenzia Slovacca per il Turismo (SACR). Sono stati 20.922 gli italiani di passaggio in Slovacchia quest’anno tra gennaio e giugno, 3.141 in meno dell’anno precedente (-13,1%), mentre le notti in hotel ammontavano a 44.451, in calo di 5.561 (-11,1%). Invariato invece il numero di notti passate in Slovacchia da ciascun turista: 2,1.

Non è difficile addebitare questo risultato al totale abbandono da parte delle autorità slovacche dei potenziali visitatori dallo Stivale. È da anni che non si fanno attività promozionali degne di questo nome sulle opportunità del turismo slovacco nelle città italiane. Anche la partecipazione alla BIT, la Borsa del turismo di Milano, unica fiera a cui l’Ente nazionale slovacco prendeva parte, è stata abbandonata dopo anni che veniva fatta “tanto per fare” e senza una qualunque strategia. Per non parlare di brochure turistiche di un certo livello in lingua italiana, che mancano e, quando esistono, sono esaurite da anni o ne rimangono poche copie, a volte con informazioni non più aggiornate che sono sconsigliate anche dallo stesso ente.

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Eppure, il resto dell’Europa centrale e orientale beneficia ampiamente degli arrivi italiani, lo dice lo stesso rapporto dell’ETC. Gli italiani fanno segnare un incremento del 38% nei pernotti in Lituania, ad esempio, ma anche del 17% in Montenegro, dell’8% in Lettonia, Slovenia e Polonia e del 6% in Repubblica Ceca. Dati molto diversi da quelli che riguardano la Slovacchia.

Il problema, evidenzia la Commissione, è che l’incremento di visite è direttamente proporzionale all’offerta di collegamenti aerei diretti, magari anche a low-cost. E questo è notoriamente un problema serio per i movimenti di persone tra i due paesi. Ai voli diretti low-cost da Milano-Bergamo (quattro a settimana) e Roma Ciampino (tre) per l’aeroporto di Bratislava, tutti gestiti da Ryanair, non ci sono alternative. Dopo il fallimento di SkyEurope qualche anno fa, seguito dalla stessa fine anche per Danube Wings lo scorso anno, nessun altro vettore aereo sembra interessato a sostituire quelle due aerolinee o a sfidare la compagnia irlandese su altre destinazioni. Bologna, Venezia, Perugia, Ancona, Pisa, Napoli, o Crotone hanno vissuto per qualche tempo anche di turisti slovacchi o di italiani che in Slovacchia ci si sono recati. Oggi, a parte le ‘due capitali’ d’Italia, sono a disposizione, soltanto per l’estate, collegamenti per e da Alghero e Trapani. Per chi non vuole pagare un biglietto più salato e atterrare a Vienna, e nemmeno ha intenzione di prendere l’autostrada per un viaggio in auto che dal Nord-Est dell’Italia è anche relativamente breve, uniche alternative reali sono il pullman (servizio messo in ginocchio qualche anno fa proprio dalla “abbondanza” di voli low-cost e oggi parzialmente risorto) e il treno, anche acquistabile a prezzi accessibili grazie a diverse offerte. Per alcune destinazioni, in particolare l’Alto Adige, sono disponibili anche dei minibus da nove posti che fanno da navetta con località di lingua tedesca dove risiedono comunità di slovacchi, come Bolzano o Bressanone.

Ma se la Slovacchia piange, da italiani non possiamo proprio ridere: è infatti il Belpaese ad essere appena davanti agli amici slovacchi nella classifica generale. L’Italia registra infatti un disgraziato +1,1% quanto ad arrivi e un incredibile -3-7% in pernottamenti. Insomma, la collaborazione italo-slovacca sembra allargarsi anche a una gara ai risultati peggiori. Per ora ha vinto la Slovacchia, ma chissà…

C’è da dire tuttavia che mentre per altri paesi anche in posizioni dominanti – vedi l’Islanda, prima della classe con un +23% in arrivi (non sono disponibili i dati dei pernotti) – il periodo preso in esame dalla ETC a partire da gennaio 2014 è di otto o nove mesi (come per l’Islanda o l’Austria) e quindi include anche l’estate, per una qualche ragione – si presume ritardo degli enti preposti nel comunicare i dati – le statistiche dell’Italia si fermano a maggio (5 mesi) e per la Slovacchia arrivano a giugno (6 mesi).

(P.S.)

Foto Douglas Sprott CC-BY-NC, etc-corporate.org

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