Rifkin e l’arte delle profezie sulla fine del mondo

Wired.it ha incontrato l’autore di “La società a costo marginale zero” per capire se la sua tesi sull’internet delle cose che sgretolerà lo stesso modello capitalista è una bella fiaba di Natale o una provocazione basata sui dati

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A 70 anni, Jeremy Rifkin ha una produzione letteraria tanto intensa quanto ricca di tesi provocatorie e ardite. Le sue 19 pubblicazioni, tra cui diversi bestseller come La fine del lavoro (Baldini&Castoldi, 1995) e Il secolo biotech (Baldini&Castoldi, 1998) hanno contribuito ad accreditarlo come pensatore e divulgatore delle nuove tecnologie ma sono anche un efficacissimo marketing per i suoi servizi di consulenza. Il portafoglio clienti della sua Foundation on Economic Trends include statisti di prim’ordine come la Cancelliera Angela Merkel, ma anche multinazionali come Siemens, Cisco, Eni e diversi altri bei nomi della classifica Fortune 500.

La tesi della sua ultima fatica, La società a costo marginale zero -L’internet delle cose, l’ascesa del Commons Collaborativo e l’eclisse del capitalismo (Mondadori, 2014) è semplice e potente: la diffusione del modello open source, della sharing economy e dell’internet delle cose sta sgretolando il dominio del modello capitalista dal suo interno.

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Foto Heinrich Böll Stiftung

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