UE e Partenariato Orientale: Mogherini, Tusk e le sfide del vicinato

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La sorte ha voluto che la più grande crisi dei rapporti fra Russia, UE e il vicinato comune avvenisse in occasione delle elezioni europee, che segnano un cambio ai vertici del Parlamento, della Commissione e del Consiglio Europeo. Il Partenariato Orientale è stato lanciato da Polonia e Svezia nel 2008 per rafforzare i legami con i vicini orientali e aiutarli nel percorso di democratizzazione. La crisi è nata con la rielezione di Putin, quando la Russia ha lanciato un progetto molto più incisivo, l’Unione Doganale, che tra poche settimane evolverà nell’Unione Economica Eurasiatica che costringe i vicini comuni a scegliere tra i due progetti. In questo momento dunque il Partenariato Orientale va rielaborato e rilanciato: a farlo saranno persone nuove.

Uno dei principali cambiamenti non riguarda però le tre istituzioni citate e non è dovuto alle elezioni europee. Riguarda invece la conformazione del Consiglio Affari Esteri, a causa dei cambi di governo in Svezia e in Polonia. I due padri fondatori del programma, Radek Sikorski e Carl Bildt, non sono più Ministri degli Esteri. Il posto del primo in Polonia è stato assunto da Grzegorz Schetyna, figura dal profilo molto meno importante, mentre la Svezia è concentrata sul problema dei rifugiati siriani, che ha provocato un’ondata xenofoba grazie alla quale i Nazional-Democratici hanno ottenuto molti consensi alle elezioni.

Alle elezioni europee, forze politiche simili, quasi tutte sostenitrici dell’imperialismo russo, hanno ottenuto il miglior risultato della loro storia, ma, a causa della tendenza a litigare anche tra loro, sono poco coesi al Parlamento Europeo. Così, socialisti, liberali, popolari e verdi insieme costituiscono ancora una maggioranza stabile, grazie al quale a giugno sono stati ratificati gli Accordi di Associazione con Georgia, Ucraina e Moldavia.

A livello istituzionale, una delle principali nomine è quella di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante. Nelle settimane precedenti la nomina si sono scatenate molte polemiche sul fatto che fosse poco esperta e troppo permissiva con Mosca. Molti avrebbero preferito i già citati Bildt, Sikorski o il Commissario uscente Kristalina Georgieva. Tuttavia, Federica Mogherini, già dalle prime dichiarazioni ha fatto capire che il suo mandato non sarà caratterizzato da un approccio Russia-first.

Altre polemiche hanno riguardato la nomina di Johannes Hahn a Commissario all’Allargamento e al Vicinato. Un articolo dell’Ukrainskaja Pravda esprimeva disappunto per la nomina di un personaggio poco esperto in politica estera, autore di dichiarazioni preoccupanti per gli ucraini: si dichiarò contrario alle sanzioni alla Russia e a un sostegno più forte dell’UE all’Ucraina. Come per la Mogherini, anche le prime mosse del neo Commissario hanno smentito le accuse.

La principale e meno aspettata novità è la nomina di Donald Tusk a Presidente del Consiglio Europeo. Molti hanno lanciato nei suoi confronti accuse infondate di russofobia. Il suo primo mandato da premier polacco fu anzi caratterizzato da una distensione senza precedenti nei rapporti con Mosca, molto criticata dai suoi oppositori di Giustizia e Libertà. La distensione con la Russia però non può avvenire a spese della sovranità del’Ucraina e l’aggressione russa lo ha costretto ad assumere un approccio intransigente.

Il Partenariato Orientale è nato come un programma tecnico e per tanto se ne occupavano organi tecnici come la DG Allargamento e il Servizio Europeo per l’Azione Esterna. Con lo scontro geopolitico lanciato da Putin, il Partenariato Orientale può andare avanti solo se assume una dimensione politica: purtroppo, la politica estera dell’UE continua ad essere decisa più dal Consiglio Europeo che dal SEAE. Donald Tusk è la persona adatta a mediare tra i capi di Stato e di governo per un ruolo forte dell’UE nel vicinato orientale, ma allo stesso tempo, se la Russia cambiasse atteggiamento (ipotesi impensabile alla luce del recente discorso di fine anno di Putin), avrà anche la possibilità di ricostruire la partnership strategica col Cremlino.

La situazione dunque non è semplice. Per motivi di consenso interno, Putin ha giocato la carta del nazionalismo, in alternativa alle riforme. Questo ha portato a uno scontro geopolitico che l’Europa non ha mai voluto, ma che ora le impone di difendere i propri valori con decisione. Per questo motivo sono necessari leader politici di alto profilo che rilancino il programma orientale.

(Giuseppe F. Passanante, via RivistaEuropae.eu)

Foto EU Council CC-BY-NC-ND

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