100 anni di Grande Guerra: Dicembre 1914, la presa di Belgrado

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28 luglio 1914: la dichiarazione di guerra inviata dal governo austriaco a quello serbo è l’inizio della prima Guerra Mondiale, una guerra nata come conflitto regionale e presto divampata in tutto il mondo. Allo scoppio delle ostilità i due eserciti belligeranti erano sicuramente diversi per consistenza e mezzi visto che, in piena mobilitazione, l’Impero austro-ungarico poteva contare su una forza d’attacco composta da più di 3 milioni di uomini, di cui all’incirca 450 mila da impiegare esclusivamente sul fronte serbo.

Non c’è quindi da stupirsi se, almeno all’inizio della guerra, l’Impero asburgico potesse permettersi di rimpiazzare tempestivamente le perdite mantenendo pienamente operativi i suoi reparti. L’esercito serbo al contrario, fiaccato dai precedenti conflitti nei Balcani, poteva vantare un esercito di circa 400 mila uomini, con una limitata possibilità di rimpiazzare le perdite. Il vantaggio era simile per quanto riguarda mezzi ed armi, sicuramente più abbondanti e moderne nell’esercito asburgico tanto che, durante la campagna di Serbia, le costanti carenze (soprattutto per quanto riguarda l’artiglieria) sfoceranno in una limitata operabilità dell’esercito serbo.

Per gli abitanti di Belgrado la guerra cominciò da subito. Già il 29 luglio l’esercito austro-ungarico aveva cominciato a bombardare la città. Malgrado le premesse però, i serbi opposero una strenua resistenza, che sorprese gli stessi austriaci. Oskar Potiorek, comandante delle forze austro-ungariche in Serbia, voleva chiudere la questione il prima possibile: il suo piano consisteva nello sconfiggere la Serbia entro la fine del 1914 in modo tale da concentrare le sue armate altrove. In realtà non andò così. Dopo due tentativi falliti, gli austro-ungarici provarono per la terza volta, durante la battaglia di Kolubara, a occupare il suolo serbo. La battaglia, combattuta tra il 16 novembre e il 16 dicembre 1914, segnò inizialmente una vittoria asburgica, con conseguente conquista di Belgrado il 2 dicembre dello stesso anno. Il successo arrivò nel giorno del sessantaseiesimo anniversario dell’ascesa al trono di Francesco Giuseppe, donando all’evento maggiore significato e clamore.

In realtà, quella che Potiorek ritenne una vittoria definitiva si rilevò una ritirata strategica ed un enorme successo per l’esercito serbo. Di lì a qualche giorno, infatti, i serbi lanciarono un contrattacco generale lungo tutta la linea del fronte. Tale contrattacco trovò gli austro-ungarici completamente impreparati e disorganizzati. Il 16 dicembre i serbi riconquistarono vittoriosamente Belgrado costringendo i nemici alla ritirata. Con grande sorpresa anche degli osservatori occidentali, la guerra in Serbia era ancora lontana dalla fine. A ricordo dei tragici avvenimenti del 1918 in Serbia si festeggia ancora il “Giorno dell’Armistizio”, l’11 novembre di ogni anno. L’armistizio è quello raggiunto a Parigi l’11 novembre 1918.

Ad un secolo di distanza dagli avvenimenti del 1914 molte cose sono cambiate. Da un lato l’Austria è diventata una piccola repubblica all’interno dell’Unione Europea, mentre la Serbia sta chiedendo di entrarci, avendo avviato nel gennaio di quest’anno i negoziati per l’adesione. I rapporti con l’Austria sono naturalmente cordiali. La Repubblica austriaca da anni appoggia l’allargamento dell’Europa ad Est e si è espressa favorevolmente riguardo alla candidatura serba. Le imprese austriache investono nel Paese per più di tre miliardi di euro.

Questo malgrado la Repubblica balcanica rimanga stretta tra due giganti ingombranti: da un lato l’Europa, dall’altro la Russia. In ottobre Putin ha assistito ad una parata militare in Serbia, accolto calorosamente dalla gente e dal governo. Sicuramente una visita importante dal punto di vista politico, a rimarcare lo speciale rapporto che lega la Serbia alla Russia. Il compito che attende il premier serbo Vučić consiste nel districarsi tra le richieste economiche e politiche di UE e Russia, cercando di non scontentare troppo nessuno. Una situazione complicata, ma sicuramente migliore rispetto a quella di un secolo orsono ed ai disastri della guerra.

(Dario Battistella, RivistaEuropae.eu)

Foto Numerius CC-BY-ND, elab.BS

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