Una tradizione che vive dal ‘700. Il presepe napoletano, un tesoro da salvare

Da Goethe a Eduardo, sono molti coloro che hanno sottolineato lo stretto legame dei napoletani con il presepe, una relazione vecchia di secoli. Una strada – via San Gregorio Armeno – vive da tempo di questa tradizione (artigianato e commercio allo stesso tempo con grande beneficio del turismo).

presepe-napol_(wikimedia)

Natale 2014. A San Gregorio Armeno sembra che il tempo si sia fermato a due secoli fa, quando con l’arrivo di Carlo III di Borbone, il presepe prosperò e si diffuse fin nei borghi più lontani. Il percorso per la visita alle botteghe e bancarelle ridondanti di pastori e scenografie quest’anno parte dalla piazzetta del Nilo Giacente che ha ritrovato la sfinge di marmo sottratta al Corpo di Napoli, alla fine degli anni Cinquanta.

La statua che appariva acefala, risale a circa duemila anni fa. I mercanti alessandrini che in questa zona della città greco-romana avevano le loro sedi, la fecero erigere – come spiega l’iscrizione settecentesca – in onore del dio egiziano Nilo. Questa statua rappresenta il fiume sacro semisdraiato e con una cornucopia (simbolo di ricchezza e produttività), circondata da puttini e dalla testa di sfinge recuperata dai carabinieri in Austria presso un collezionista pentito.

La tradizione del presepe napoletano è citata in molti scritti e ha fatto il giro del mondo. Nel libro Viaggio in Italia del 1787, Johann Wolfgang von Goethe, ospite di Gaetano Filangieri, giurista e pensatore, voce riformatrice dell’Illuminismo, scrive: “il presepe per i napoletani è una passione, una delle antiche e connaturate passioni del popolo napoletano. Al presepe, infatti, si dedicano il Re e la Regina, la cameriera e il letterato, il Vescovo e il miscredente, tutti travolti da una misteriosa e contagiosa aficion come quella che spinge lo spagnolo nella Plaza de Toros”.

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Foto Sabine Cretella CC-BY-SA

Foto sotto:  Maritè Toledo CC-BY-NC-ND

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