Referendum sulla famiglia, è l’ottavo tentativo di voto popolare. Solo uno ha avuto il quorum

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Il referendum indetto dal Presidente Andrej Kiska per il 7 febbraio 2015, che includerà tre quesiti sulla protezione della famiglia e il matrimonio inteso in senso tradizionale, avrà un costo secondo il Ministero degli Interni di oltre 6 milioni 300 mila euro. Somma che dovrà essere inserita nel bilancio dello Stato per il 2015 e che sarà sostenuta per 5,13 milioni dalle risorse dello stesso ministero, mentre il resto andrà sottratto dai fondi a disposizione del bilancio dell’Ufficio nazionale di Statistica.

Dopo la cancellazione di un quesito ritenuto incostituzionale per andare a ledere i diritti fondamentali, il referendum avrà tre domande relative al divieto di altre forme di unione diverse dal matrimonio tra un uomo e una donna, il divieto di adottare bambini alle coppie omosessuali e il diritto dei genitori di rifiutare l’insegnamento ai propri figli di educazione sessuale e lezioni sull’eutanasia.

Questo sarà l’ottavo referendum nei ventidue anni di indipendenza della Slovacchia. Solo uno dei sette precedenti, riguardante l’ingresso del Paese nell’UE, fu dichiarato valido. Gli altri non ottennero la partecipazione minima del 50% degli aventi diritto fissata dalla Costituzione.

Il referendum tocca argomenti che sono considerati rilevanti da un gran numero di persone in Slovacchia, dove il 70 degli abitanti si è dichiarato cristiano nell’ultimo censimento del 2011. Un recente sondaggio ha mostrato che una quota di intervistati tra il 70 e il 90% ha risposto positivamente ai quesiti oggetto della petizione referendaria. La questione è se queste persone si recheranno poi effettivamente ai seggi per votare e se il quorum verrà raggiunto. Pur con tutte le differenze che vanno considerate tra un appuntamento referendario e una elezione di tipo politico, all’ultima tornata elettorale in Slovacchia – il voto per il Parlamento europeo nel maggio scorso – si registrò il record negativo di affluenza, non solo in Slovacchia ma nell’intera Europa: solo il 13% degli aventi diritto si sono scomodati a recarsi alle urne. Poco più di un mese prima, per le elezioni presidenziali di marzo, la partecipazione è stata del 43% al primo turno e del 50% al ballottaggio.

Il referendum è stato proposto dall’Alleanza per la famiglia (AZR), una organizzazione cattolica, che ha raccolto più di 400mila firme per la petizione (per cui ne bastavano 350mila). Ma il partito socialdemocratico Smer-SD sembrerebbe guardare a questo appuntamento elettorale con occhio attento. Dopo aver sostenuto quest’anno un emendamento costituzionale del Movimento Cristiano-Democratico (KDH) per una definizione più stretta dell’istituto del matrimonio, limitandolo alla dizione tradizionale di quello tra “un uomo e una donna”, ora sta pensando cosa suggerire i suoi elettori per il voto referendario di febbraio. Il nuovo vice presidente del Parlamento Miroslav Ciz (Smer-SD), tornato dopo quattro anni su una delle poltrone già da lui occupate nella legislatura 2006-2010, ha detto domenica al programma “V polotike” del canale tv TA3 che il referendum sarà “fondamentale per conoscere la posizione della gente” su tali questioni.

 

(La Redazione)

Immagine: openclipart.org

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