Anniversari: 17 novembre con uno sguardo diverso (2a parte) – L’angolo di Michaela

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Ieri abbiamo festeggiato il 25° anniversario della Rivoluzione di Velluto. Sull’articolo precedente (del 14 novembre) vi ho parlato di due aspetti della Rivoluzione che vengono raramente affrontati: „I/ Perché proprio la data del 17 novembre?“ e  „II/Perché Rivoluzione di Velluto? O è meglio dire Rivoluzione Gentile?“.

Oggi vi propongo un ulteriore sguardo:

III/ Parliamo di Ostalgia

No, non era accaduto il 17 novembre del 1989, ma con la Rivoluzione di Velluto questo fenomeno ebbe il suo inizio.

La parola Ostalgie – che vi assicuro non è “Nostalgia” senza la „N“ – l’ho vista per la prima volta in un articolo che mi riguardava direttamente: il giornalista del Corriere della Sera F.Chiamulera l’ha usata per aprire un articolo che parlava proprio del mio libro (Dal diario di una piccola comunista). Dovevo assolutamente capire cos’era questa parola a me sconosciuta, che secondo il giornalista era attinente alla mia opera prima. Non mi rimaneva che fare delle ricerche su Internet.

La forma originale Ostalgie  /ɔstalˈgi:/ è un neologismo tedesco da Ost (= Est, DDR – Germania orientale)  e Nostalgie (Nostalgia), nato come una battuta politica nei primi anni ‘90. Parliamo quindi della nostalgia dell’est, il rimpianto nostalgico dei tempi in cui la Germania dell’Est era separata da quella dell’Ovest.

Premesso che la parola oggi è definita in Wikipedia italiana e ceca ma la versione slovacca ne ignora l’esistenza (sui dizionari slovacchi online trovate solo la fuorviante traduzione “ostalgia = dolori delle giunture” che naturalmente corrisponde a “ostealgia” e non ha niente a che fare con il neologismo di cui stiamo parlando), diamo il merito al dizionario Zanichelli che nel 2008 ha incluso questa parola nel suo volume e in forma Ostalgia la parola oggi fa parte della lingua italiana. [La casa editrice Zanichelli, consultata sulla faccenda, ci ha inviato il contenuto del lemma “Ostalgìa”, visibile qui di seguito, che risulta attestato per la prima volta nella lingua italiana nel 1994].

ostalgia_zanichelli

La storia, intesa come passato che viene ricordato, fornisce continuità e radici al gruppo che in essa si riconosce. Sentono forte nostalgia le persone che si allontanano – per i motivi più svariati – dal loro paese d’origine, o addirittura dal continente. Per loro i ricordi sono l’unico modo per tenere vivo un passato che gli appartiene ma che non è condiviso dalle persone che li circondano nella loro nuova patria, insieme alla lingua, le usanze, i modi di fare, la cucina.

Un popolo, se si trova privo delle radici come accadde ai tedeschi orientali nel 1990, quando da un giorno all’altro sparirono dai negozi i prodotti e marchi conosciuti (che peraltro nessuno voleva più comprare), i simboli, le strutture, le leggi, le istituzioni, si trova in una realtà del tutto nuova e non sempre comprensibile. Mentre i tedeschi della DDR avevano un’immagine molto idealistica della Bundesrepublik (che poi era propria per tutti i paesi del blocco sovietico) cioè che nell’Occidente tutti sono ricchi, fortunati e felici, la parte occidentale riteneva che la parte socialista almeno aveva mantenuto intatte le usanze e la natura non essendo stata sottoposta ad una americanizzazione culturale. Quanta la delusione quando dopo la caduta del Muro il mondo orientale diventò possibilmente ancora più consumista, distruttore del proprio passato e menefreghista (relativamente all’ambiente) di quello occidentale! Le previsioni ottimistiche sui tempi dell’integrazione non si sono avverate, nonostante la scomparsa del Muro questo rimase “nei corpi e nelle anime” e il paese è ancora diviso sotto l’aspetto economico e sociale.

Passato il primo periodo, la bellissima “libertà”, parola tanto ostentata dall’Occidente, aveva un suono sempre più debole e corrispondeva quasi a “delusione”. Sembrerebbe che non tutte le persone abbiano bisogno della libertà, la temono se essa gli toglie le sicurezze sociali e la scambierebbero volentieri per quelle sicurezze che ormai sono irrimediabilmente perdute nel passato.

ostalgie-ddr_(wiki)

Già nei primi anni ’90 ricompaiono i vecchi prodotti chiaramente riconoscibili come quelli di una volta e in tal modo pubblicizzati: le sigarette Karo e Cabinett, il caffè Mokka-fix, la Vita-Cola (surrogato di Coca-Cola), il caffè Rondo (che ai tempi della DDR veniva considerato davvero pessimo). Negli anni successivi appaiono le DDR (o Ostalgie) – Partys, feste organizzate allo scopo di una “immersione totale” negli anni passati, con tanto di code da fare per entrare, cibo e bevande a tema. Il successo del film “Good Bye, Lenin!” del regista occidentale Wolfgang Becker nel 2003 apre una diga per l’ondata ostalgica, Ostalgiewelle. Il socialismo in DDR fa vedere un’altra faccia, non solo quella conosciuta al mondo, cioè dittatoriale e repressiva. Seguono gli Ostalgie-Shows in televisione che fanno capire tre cose: in primo luogo che l’interpretazione del passato DDR da parte della maggioranza dei tedeschi orientali è diversa da quella fornita dall’élite politica; in secondo luogo, hanno posto attenzione sulla normalità della vita quotidiana e hanno rilevato diversi modelli di vita; in terzo luogo il discorso ostalgico, presente già in altri ambiti, aveva raggiunto anche la televisione e con essa un pubblico molto più vasto.

La Ostalgie tedesca non è comunque un desiderio di ritorno del regime; è piuttosto un modo per tener viva la quotidianità che per tanti milioni di persone rappresentava l’unico passato che possono ricordare. C’è la voglia di rivalutare e riproporre gli emblemi di uno stile di vita scomparso. Che forse non era poi neanche così mostruoso. Oppure?

(II. la conclusione nel prossimo e ultimo articolo).

(Michaela Sebokova Vannini – vedi il suo sito Cucinare Scrivendo)

Fonti: liberamente tratto da Wikipedia cz/it e dall’art. Ostalgie, Ovvero nostalgia del passato perduto a proposito dell’identità tedesca orientale di Tiziana Gislimberti.

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